Quel Rude Venerdì Metallico /124: Technical Death Metal, mecojoni o sti cazzi?


rude venerdì 2°annoIl genere più astruso, difficile, indigesto e autoreferenziale che ci sia. Milioni di note, triliardi di partiture si gettano tutte insieme addosso all’ascoltatore che deve obbligatoriamente avere tutta l’attenzione su ciò che sta ascoltando per capirci qualcosa. E a volte manco basta. Il Tech-Death è furioso, sempre sull’orlo dell’onanismo musicale applicato attraverso la complicazione gratuita,  un turbine di note e cambi di tempo che fanno assomigliare le canzoni ad un assolo continuo ed inesorabile, dove spesso si fa fatica a capire il senso di tale arrotamento sugli strumenti.  Ma allora è una musica più inutile del liscio?

Certo che no, però di sicuro non è uno dei generi più popolari, spesso le band sono poco più che un culto per pochi e altre volte sono ignorate anche dagli estimatori della svisata.

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Il Metallo non vive solo di canzoni semplici, ma anche le più complesse vengono definite da strofe e ritornelli, anche nei generi più estremi si ha di solito una struttura “ripetitiva” e schematica che aiuta a memorizzare i pezzi, un rassicurante paradigma per l’ascoltatore. La famosa e sputtanatissima definizione di “forma canzone”, una chimera che molte band inseguono,  cioè imbrigliare a dovere le composizioni in una gabbia strutturale atta a contenerle in maniera ordinata, per creare una comunicazione istintiva con chi fruisce.

Nel Tech Death questa ricerca non sempre è lo scopo principale, a volte la smania di svisare e suonare quanto più possibile complicato fa perdere di vista l’obiettivo finale di scrivere canzoni digeribili e non ammassi sconnessi di riff e pattern ultra difficili. Dopo l’ascolto di certi dischi vorresti solo aver messo su i Venom invece di triturati le orecchie con duemila sgommate di basso sovrastate da uno stremante andirivieni di pippe strumentali, di solito succede quando l’egoismo narciso del gruppo prevale. Perchè funzioni un album di Death Tecnico c’è sempre bisogno di intelligenza e di senso della misura, sapere quando è meglio togliere piuttosto che aggiungere fino a scoppiare. Insomma gustare un hamburger è un conto, mangiarne uno da sei chili può facilmente farti vomitare.

"Ma che cazzo stai a dì!"

“Ma che cazzo stai a dì!”

Il segreto per ottenere una roba digeribile sta tutto nel non lasciarsi sviare dalla voglia di complicare solo per il gusto di farlo, bisogna tenere ben presente lo scopo finale che è quello di scrivere una canzone, complicata e fuori dagli schemi quanto si vuole, ma deve essere sempre e comunque un insieme coerente, una aggregazione di note accostate per un motivo. I migliori “sgommoni” ci riescono tempestandoti la faccia di assoli interminabili, batterie suonate da figli tentacolati di Cthulhu, sfinendoti quel tanto che basta per ricominciare alla prima occasione disponibile e non gettare via l’album dalla finestra. Non c’è una formula precisa e vincente, ci sono gruppi bravissimi, complicati all’inverosimile che ti tirano dentro a forza, altri  ti fanno fuggire dopo il primo ascolto.  Hai sempre trovato l’esibizione tecnica affascinante,  a patto che sia inserita dentro un contesto interessante, comunque al servizio di un fine che non sia solo lo sterile mostrarsi come i più bravi. Non importa quanto siano pretenziose certe scale, quanto siano difficili ed astrusi certi dischi, se hanno quel quid “sgommone” dentro il quale si cela un valore, un qualcosa che valga la pena di ascoltare allora non c’è problema. Complicate tutto, suonate come cazzo volete, finchè riuscite ad avere la mia attenzione con dei pezzi che hanno a cuore chi li ascolterà.

Come al solito insomma, non dipende solo dal genere e dall’abilità tecnica, quanto riuscire a scrivere cose interessanti,  a prescindere da quanto siano difficili ed astruse, purchè suscitino qualcosa oltre al classico:”mecojoni”.

Perchè lo “sti cazzi” è sempre in agguato…

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13 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /124: Technical Death Metal, mecojoni o sti cazzi?

  1. Il discorso sulla tecnica è piuttosto annoso. Io ho sempre apprezzato le band più tecniche e i generi più tecnici, anche al di fuori del metal. Però credo si debba tenere sempre presente che la tecnica è uno strumento per esprimersi. Più tecnica hai, più la gamma espressiva si amplia. Se non ce l’hai non hai “cuore” o “passione”. Sei solo limitato.
    Poi sta te come e quando usarla, come e quando esporla ed esibirla. A me piacciono anche le esibizioni un po’ circensi, ma senza esagerare

  2. Tendenzialmente concordo con quanto scritto nel post. L’abuso della tecnica a volte può essere un vero e proprio boomerang e portare l’ascoltatore a un sonoro e ineccepibile “sti cazzi”. Miriade di gruppi,, forse la maggior parte, eccedono in questo solo ed esclusivamente per mero narcisismo e “il piacersi troppo” a volte gioca brutti scherzi oltre che insulti. Il genere di per se per quanto mi riguarda è totalmente indigeribile, anche se ammetto di essere un grande estimatore della grandezza tecnica e compositiva che hanno la maggior parte delle band. Non so perchè mentre leggevo pensavo ai Dragon Force e agli insulti che si beccavano quando comparivano i quadratini durante gli assoli. ahaha

  3. Ottima esposizione della questione, niente da ridire.
    Oltretutto (e qui parlo da “gretto materialista”) quando vedi certi gruppi dal vivo, con tutti quei cavolo di cambi di tempo o roba sincopata a piacere, non sai mai quando partire colo pogo -old style-, quindi o vai a distribuire legnate a dritto per tutta la durata dell’esibizione o vai a farti una serie di birre, che male non ci stanno mai…..

    P.S.: Boss Helldorado, auguri in ritardo!

    • In effetti certe cose devono anche essere riproposte e coinvolgere dal vivo, un aspetto che non ho sfiorato nemmeno nel post altrimenti sarebbe uscita fuori una lenzuolata. 😀

      Oh e grazie mille per gli auguri! 🙂

  4. Leggendo il tuo articolo mi sono venuti in mente i Death.. la tecnica al servizio della brutalità, non viceversa… molti di questi gruppi tecnici in giro oggi andrebbero bene al circo.. ovviamente opinione del tutto personale..

  5. Pingback: Soreption- Engineering the Void | Rude Awake Metal

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