Inferi- The Path of Apotheosis


a2789970130_10-e1391180166650-600x600Ce li avete presente quei dischi dove i musicisti mandano a fuoco i loro strumenti con milioni di note, ritmi forsennati e canzoni tecniche al limite dell’umano?

Ebbene gli Inferi ricadono in questa categoria, musicisti preparatissimi che non mollano mai un riff banale, costruendo un vero e proprio mostro di Metallo durissimo. Gli ameregani si cimentano in un Death Metal brutale ed estremo, eppure ricco di melodia e un sapore neoclassico mai stucchevole durante tutta la durata di questo disco meraviglioso. Abbondantissime colate di assoli melodici imperversano su una batteria disumana strabordante e fantasiosa. Undici pezzi che sforano spesso i cinque minuti e che si prendono la briga di sfondare la barriera del suono con una perizia ed un senso compositivo notevole, come se fosse una cosa normalissima. Si sentono alcune influenze del Death Metal più moderno di gruppi come i The Black Dahlia Murder, soprattutto nel cantato che alterna scream selvaggio ad un growl tombale, ma sarebbe ingeneroso fare troppi paragoni. Pentacle_top album

Gli Inferi giunti al loro terzo album, vivono di luce propria, distruggono ed accarezzano l’orecchio dell’ascoltatore con le loro scale micidiali, così melodiche e classiche da rimanere a bocca aperta ad ogni singolo passaggio. E sebbene l’album duri parecchio, non si arriva esausti a fine ascolto, complici una produzione eccellente che permette di udire chiaramente il gran lavorio di ogni singolo componente del gruppo, bassista compreso, ed una maestria nel rallentare strategicamente il ritmo con arpeggi e parti più rilassate. Come ad esempio nel pezzo di apertura “Those who from the heavens came”, baraonda sonora che si concede oltre ai già citati assoloni melodici, tastiere e momenti dove tirare il fiato per poi ripartire come una Ferrari al verde di un semaforo, oppure nel pezzone “Destroyer” dove aleggia persino lo spirito di Malmsteen o di quei cazzoni dei Dragonforce.

Un lavoro sicuramente non per tutti i palati, estremo, apparentemente selvaggio, in realtà costruito e ragionato pezzo per pezzo, senza perdere una virgola di coinvolgimento. Dategli un’ascoltata attenta e fatevi conquistare dalla maestria inaudita di questi giovani pazzoidi, ne avrete per un bel po’. Intanto tu lo ascolti per l’ennesima volta…

Tracklist:

1. Those Who from the Heavens Came 
2. The Promethean Kings
3. A Betrayal Unfortold
4. Wrath of the Fallen One
5. The Ophidian Form
6. Prelude to a Perilous Fate
7. Destroyer 
8. Onslaught of the Covenant 
9. Marching Through the Flames of Tyranny 
10. The Ancients of Shattered Thrones 
11. The Path of Apotheosis

Voto:

4stelle

L’assaggio del disco:la sopracitata “Destroyer” canzone devastante grazie alla quale hai scoperto la band, su segnalazione del mitico Emanuele Biani che ringrazio di nuovo per la dritta.

p.s. tanto per avere un parere diametralmente opposto, leggete la recensione di Francesco Ceccamea su Sdangher.

ddd

Questi hanno bisogno di uno strumento al giorno e delle mani di eternit

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