Quel Rude Venerdì Metallico /122: Essere un Metallaro


Il termine “Metallaro” ha un sapore spregativo, una riduzione semplicistica e poco gentile per definire persone che ascoltano una musica spesso inconcepibile da chi ne è al di fuori. Moltissimi si fermano a questo tipo di classificazione riducendo il Metallo ad una serie di luoghi comuni estetici e culturali che ne intaccano appena la superficie. Essere Metallaro per le persone al di fuori significa ascoltare musica rumorosa ed insostenibile, vestirsi di nero, essere satanisti, adoratori depressi della morte e tutti gli stereotipi che conosciamo bene.

Molti amici che ascoltano Metal hanno spesso l’accortezza di specificare che non si sentono “metallari”, altri si sono scrollati la definizione di dosso rigettandola come se fosse un appellativo poco nobile, un marchio di infamia.

Tu no, ma forse solo perchè la tua definizione di Metallaro differisce da quella poco lusinghiera di cui sopra. Per esempio, la catalogazione tipica del Metallaro immaturo beone e tradizionalista che va ai concerti per sfasciarsi le ossa ed il fegato non è aderente alla tua concezione e al rapporto che vivi con il Metal. Essere un ottuso pronto a denigrare qualsiasi altra forma di musica esistente sul creato, mandare giù dischi tutti uguali senza discernimento e nessuna voglia di ampliare i propri orizzonti, no non è questo che pensi significhi essere Metallaro. Anche se ce ne sono così, sarebbe sciocco negarlo.

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Per te, formato come ormai hai scritto spesso attraverso gli scritti di Luca Signorelli (del quale purtroppo non hai ancora potuto leggere i fondamentali libri  che ha scritto sull’argomento), la valenza del termine ha un significato completamente diverso, più nobile e forse utopistico. Un’idea che è alla base di questo blog, a conti fatti.

Un amore sconfinato per tutto l’enorme universo musicale fatto di generi diversissimi e lontani tra loro, una voglia continua di godersi musica dura, di ragionarci su quando ne vale la pena o semplicemente farsi coinvolgere dall’energia che certi dischi trasmettono, senza chiudersi dentro un guscio fatto di nostalgia e ricordi. Non è un fortino dal quale difendersi dal mondo cattivo il Metallo, non più almeno. Essere Metallaro per te è guardare il mondo con occhi diversi, ragionare anche pretestuosamente sulle più disparate questioni, da quelle che terrorizzano l’uomo da secoli alla f*ca, oppure semplicemente un modo per scrollare le spalle sfogando un po’ di bile con un pezzo irresistibile. Questo non significa più che tu consideri OGNI Metallaro automaticamente un Fratello, perchè le teste di cazzo purtroppo abbondano e non basta condividere l’amore per lo stesso gruppo per considerare migliore un coglione senza speranza.

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E’ vero, tra un brutto disco degli AC/DC e uno di Norah Jones, sceglieresti sempre il primo, non ci puoi fare niente. E’ un limite, non fai fatica ad ammetterlo, però non consideri più tutto ciò che non è Metal merda assoluta ( a parte meritevoli eccezioni come il liscio e musica unz unz), come facevi a sedici anni, ma nemmeno cerchi di darti un tono ascoltando robe “intellettuali”. Non ne hai bisogno, semplicemente. La musica dura è quella che ti da’ assoluta soddisfazione, che ti accompagna da quando avevi tredici anni in ogni situazione ed ogni stato d’animo e di questo non ti imbarazzi affatto. La colonna portante della tua vita è sempre stato il Metallo e lo sarà ancora fino a che avrai orecchie che funzionano bene,  questo è il nocciolo della questione, il punto che ti fa dichiarare con orgoglio: sì, sono un Metallaro e non me ne vergogno.

Nonostante Joey DeMaio.

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12 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /122: Essere un Metallaro

  1. bell’editoriale helldorado!! il tuo modo di essere è senz’altro da metallaro moderno, ovvero un ascoltatore che ha ben presenti i propri capisaldi (ciò che amerà per tutta la vita e ciò che proprio -pur con tutta la buona volontà- non digerirà mai) ma è aperto a tanti generi diversi.
    in fondo, il bello del metallaro è proprio questo: restare fedele nei decenni: se un discotecaro odierno è lontano anni luce da quello degli anni 80, al contrario un metallaro avrebbe molte più cose in comunque con il suo omologo di una generazione precedente.

    su una cosa però non sono daccordissimo, ovvero la percezione che ne ha la gente dall’esterno. per me se una volta il metallaro veniva visto come un tipo pericoloso, fanatico (e anche satanista, nei casi più estremi), oggi viene visto in modo quasi “paternalistico” come un eterno bambinone che si rifiuta di crescere e si crede di avere 16 anni per tutta la vita. come se il metal fosse solo una fase, da superare per arrivare alla maturità.

    perchè uno non si possa semplicemente limitare ad ascoltarsi la musica che preferisce, questo non è dato sapere!!!

    • Per esperienza personale ti posso assicurare che ci sono moltissimi che la pensano proprio come ho descritto io, ovviamente non è una regola universale e vale anche quello che scrivi tu. Se ricordo bene ne ho parlato anche in qualche Rude Venerdì.

      Sono contento che tu abbia apprezzato l’articolo. 🙂

  2. Mi complimento anche io per l’articolo. Ritengo però che la percezione sociale del metallaro si sia modificata nel tempo. Certo là dove alligna la disinformazione o la mancaza di cultura, non solo musicale, il metallaro resta il beone, il bambinone o il satanista. E in taluni casi certe persone sono anche scusabili dato che oggi chi urla di più, chi più si rende ridicolo, in poche parole chi è più ignorante, ha una maggiore visibilità sociale e purtroppo ce ne sono di “ignoranti” anche nel mondo metal. Diversamente sempre di più nel tempo ho visto persone partire da generi musicali fratelli o cugini, tipo progressive, hard rock, alternative per approdare agli sconosciuti piaceri del metallo. Un quarto di secolo fa tutto ciò era impossibile. Ricordo che nel 1987, al ginnasio, durante una lezione di francese chiesero a tutta la classe quale fosse il cantante/gruppo preferito e al mio rispondere “Metallica” (all’epoca ancora una grande band) si levò uno stupito “ooooooooooooh!” Nessuno si capacitava del perché quel ragazzino timido e taciturno col chiodo ascoltasse una musica tanto fragorosa quanto malevola. Del resto in un liceo che annoverava persino la sezione F (oggi è impensabile) c’eravamo solo io, il thrasher, e un altro, il motorheadiano, variabili impazzite in universo rigidamente manicheo: da un lato i fighetti discotecari fasciopariolini per cui il metal era sicuramente connesso con le brigate rosse, Ali Agca e gli attentati al Papa; dall’altro gli alternativi intellettual comunistoidi per i quali il metal era sicuramente la musica adatta all’avvento del Reich millenario, roba da trogloditi e genocidi.

    E comunque nun me toccà Joey DeMaio. 😀

    • JOey Demaio è tanto per ghignare un po’, c’è gente che può imbarazzarci in modi anche peggiori di lui. Ti ringrazio per il commento, è interessante notare che siamo un Paese dove dividersi e settorizzarsi è d’obbligo. Oggi non è tanto differente da allora credimi…

  3. Bello bello bello… curiosamente giusto in Italia per indicare i fans del rock duro o dell’allora nascente heavy metal si usò un termine dal sapore vagamente dispregiativo come “Metallaro”, mentre nel resto del mondo prevaleva l’inglese Metalhead o il semplice metal fan / metal kid. La mia passione è nata alla fine degli anni ’80 e per me l’aspetto “esteriore” conta ancora… mi ostino a portare i capelli lunghi e vado rigorosamente in ufficio (come a scuola) col chiodo… ma capisco che già per la generazione successiva alla mia (quella che si è accostata al rock duro con il grunge o il metal contaminato dei primi anni ’90) certe cose erano già secondarie. Nonostante questo non sono mai stato chiuso, anzi per i miei amici del liceo ero fin troppo aperto per il mio apprezzare i Sodom e i Marillion, i Poison e i Megadeth, gli Uriah Heep e gli Slayer… Per “cultura personale” ho ascoltato moltissimi gruppi che non apprezzavo e seppur la mia passione siano il metal più classico, il thrash e l’hard rock, nella mia discografia trovano spazio bands death metal, hardcore punk, progressive, semplicemente rock, De Andrè e Guccini (non ci crederete ma ai suoi concerti ho visto molti metallari…), i Pink Floyd e tanta altra roba, con “legittime eccezioni” di rigetto totale per techno, liscio, latino americano ed altre deprecabili robe. Mi vesto ancora di nero (prevalentemente…) ma non sono un satanista depresso e mi ricordo di essermi avvicinato alle robe più truci (death e black metal) con lo stesso spirito con cui si guarda un film horror… finzione funzionale al genere musicale e stop! Mi definisco metallaro perché all’epoca quelli come me li chiamavano così e mi piace che mi rimanga addosso… non critico, anzi al contrario, chi magari per meri motivi anagrafici non c’era e adesso va in giro con il giacchetto con le toppe e jeans elasticizzati… seppur in modo più underground di un tempo anche molti giovani fans del metallo pesante amano tornare ad associare i loro gusti musicali con un’identificazione “esteriore” …nessun problema, anzi, ai concerti ci fanno sentire meno vecchi! Gli idioti, come in ogni agglomerato umano, ci sono e un brutto disco dei Maiden o degli AC/DC sarà sempre meglio di un moscio disco pop solo per il fatto che ci sono le chitarre distorte, ma quello è un problema di forma mentis non di chiusura mentale…

    • Grazie per il bel commento, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e mi ritrovo nelle tue parole. Non mi sono mai chiuso in un genere solo, apprezzo quasi tutto e anche nei generi che non amo c’è magari l’eccezione o la band che mi intriga. E’ difficile da spiegare a chi di Metal non ne sa, ma a volte è più complicato da spiegare a chi sceglie di limitarsi in una sola porzione della musica più bella del mondo.

      p.s. sul vestiario e l’uniforme da Metallaro ci ho anche scritto un Rude Venerdì qualche tempo fa (anche io vesto sempre di nero così faccio prima a fare gli accostamenti. 😀 )

  4. “Essere Metallaro per le persone al di fuori significa ascoltare musica rumorosa ed insostenibile, vestirsi di nero, essere satanisti, adoratori depressi della morte e tutti gli stereotipi che conosciamo bene.”

    Ma allora se guardiamo alle persone “al di fuori” bisognerebbe ammettere che sono loro quelli che ascoltano musica rumorosa e insostenibile (la merda propinata dai locali privati che si sente in sottofondo ovunque si entra), che si vestono di nero (giacca e cravatta), che sono satanisti (il cittadino medio odierno è un caprone materialista e le chiese sono ormai vuote) e che adorano la morte e la depressione (deprimendosi davanti alla tele guardando i telefilm pieni di stupri e omicidi).

  5. E’ bello sentire che quello che è sempre stato il MIO modo di vivere il Metal è in gran parte condiviso da altri.
    Sinceramente non mi sono mai vestito in modo “appariscente”, bastava una t-shirt nera di un gruppo rigorosamente metal e jeans (anche d’inverno…) e ho sempre ascoltato TUTTO IL METAL, come amavo dire, dagli Iron Maiden ai Carcass (nei primi ’90 i gruppi non erano così numerosi….).
    Questo perchè ritengo che alla fine il Metal non sia una musica, è una fede, e ce l’hai nell’anima!!
    Nel crescere ed invecchiare ho maturato anche un po’ di sana autoironia, ma anche un forte senso di opposizione per tutto ciò che non è metal; della serie: ‘mi avete scassato le scatole per tutti questi anni con le critiche al metal, quindi adesso tutta la vostra musica del ca##o può bellamente andare a farsi fottere!!’. (Sempre e comunque con una punta di scherzo, intendiamoci, ed eccezion fatta per l’impatto sonoro di certa musica classica, devo dire)
    Comunque, e concludo, io dico che un po’ di sano attaccamento alla “Brotherhood of Metal” male non fa, se non altro dandogli il giusto peso…
    Tanto, come si dice dalle mie parti, si sa per conto nostro che siamo “riportati dalla piena”!!!! Eh eh eh!!!

    METAL TO THE END

  6. il mio modo di vivere il metal e sempre stato prima guardare la musica e poi se si ha voglia il vestire ecc… ognuno puo fare quello che vuole se e convinto di quello che fa basta che non rechi danno agli altri, io ADORO il metal perche e un genere con le palle difficile da suonare infatti non capisco perche la gente ascolti “artisti” che fanno cose facili e fattibili per tutti,insomma perche dovrei stimare uno piu scarso di me?!
    STAY ROCK 🙂

    • A volte non è solo la tecnica ad essere il tocco distintivo, c’è gente che suona cose semplici ma che nessun altro riuscirebbe a fare. L’importante è saper scrivere buona musica, che sia semplice o meno questo è un problema secondario. 🙂

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