Quel Rude Venerdì Metallico /110:Ci servono ancora le recensioni?


Oggi è prassi ascoltare anche legalmente un disco giorni prima dell’uscita, quindi ognuno può farsi un’idea senza che nessuno debba frapporsi nel dirgli come e cosa pensare. Soprattutto oggi si possono risparmiare soldi anche senza leggere una riga. Capita spesso quindi di discutere sull’effettiva utilità delle recensioni al giorno d’oggi, l’ultimo spunto nasce dallo status di un amico su Facebook che si poneva la domanda qualche giorno fa: ma è vero allora che non serve più qualcuno che ci dica quanto e come sia brutto o bello un disco?

E’ davvero rimasto un esercizio di stile scrivere una recensione? Un modo che hanno i “professionisti della penna” per insultarsi o per complimentarsi tra loro, un’occasione per un “dilettante” di pavoneggiarsi e mostrare il suo ego? Oppure è solo divertente avere opinioni da leggere con cui confrontarsi?

La verità sta nel mezzo da sempre, come dice il comodo proverbio.

Gli anni dei grandi recensori che guidavano le masse sembrano lontani, dove un disco misurava la sua fortuna  anche grazie ad una recensione. Poche penne riconosciute e riconoscibili per gusti e tendenze, si tiravano dietro anche loro le belle critiche  a volte, con lettere alla redazione del giornale da parte dei più volenterosi e pazienti che volevano dissentire o esprimere stima.

Preistoria per il nostro mondo socialmente connesso a livello Internétte, in cui chiunque sente il bisogno urgente di far sapere la propria opinione con un commento e non deve faticare molto per avere voce. E non sono solo i commenti a non mancare mai, sono aumentate a dismisura le recensioni, i luoghi in cui si discute e ci si accapiglia per nulla, a dimostrazione del fatto che una recensione non si fa solo per motivare o sconsigliare qualcuno a spendere o risparmiare del denaro. Quell’aspetto delle recensioni forse è quello che oggi ha meno senso, proprio per i soliti motivi di facile reperimento della materia prima a costo zero.

"Tranquilli, non si riferiva a me, io sono un cVitico musicale mica un semplice recensore"

“Tranquilli, non si riferiva a me, io sono un cVitico musicale mica un semplice recensore”

Allora se tutti possono ascoltare un album senza cacciare un Euro, il vero scopo rimane quello di parlarne, confrontarsi, litigare anche. Uno scopo facilmente raggiungibile dalla semplicità dei mezzi odierni nel poter imbastire una discussione.

E’ questo il motivo per cui continui a scriverne anche tu di recensioni, per divertire e discuterne. A volte scrivi per consigliare dischi che passerebbero inosservati, altre per giustificare il tempo perso ad ascoltare una fetecchia, altre ancora per dimostrare amore per il Metallo, conscio che ci sono mille altre recensioni e recensori in giro, oltre a persone che reputano superfluo tutto questo scrivere.

La componente di ego e soddisfazione personale c’è, ed è innegabile, ma davvero non è mai la scintilla che ti smuove a prendere in oggetto un disco per buttare giù due righe. In fondo è molto più semplice fare un articolo con dieci foto dementi ricavando seicento visite, ti viene bene ed è meno impegnativo di una recensione di un disco Death per esempio, dove scrivere cose differenti dal solito non è facile per un cazzo, soprattutto se il disco è mediocre.

Insomma le recensioni servono ancora, se non per risparmiare denaro, per scoprire o soffermarsi su gruppi che magari avresti tralasciato, divertirsi a commentare con altri quello che leggi e quello che scrivi. Ma forse tu sei troppo ottimista…

E voi che ne dite?

doverosi post scriptum: è indubbio che ci sia molto ciarpame in giro, ma nell’articolo non si entra nel merito della qualità di tutta la massa di recensioni di merda esistenti al giorno d’oggi.  E’ bene ricordare inoltre che c’è sempre qualcuno a cui piace sentirsi dire cosa deve preferire…

19 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /110:Ci servono ancora le recensioni?

  1. Le tue considerazioni forse riflettono, o meglio, mettono a fuoco uno degli aspetti peggiori della rete e della sua evoluzione. Probabilmente sarò pure vecchio come linea di pensiero ma è così. E’ un discorso troppo lungo da affrontare in un post ma sintetizzando posso dire che preferisco/preferivo di gran lunga i “consigli per gli acquisti”, ovviamente di recensori dotati di penna brillante e onesti intellettualmente piuttosto che di semplici ascoltatori, superficiali e di parte, che ascoltanto 1.30 di canzone e si sentono sto cazzo, spacciando la loro “recensione” per oro colato e se non sei d’accordo non capisci niente.

    • Diciamo che quello è uno stadio successivo però, io mi riferisco a chi pensa che sia inutile recensire un disco perchè oggi su Internette tutti possono ascoltare qualsiasi cosa senza cacciare una lira. 🙂

  2. Io sono dell idea che una recensione non fa mai male…è un opinione… poi sei libero di andare a verificare cosa ne pensi personalmente senza spendere soldi… se capisci che il recensore è in linea con i tuoi gusti può essere un opportunità in più per scovare bei dischi senza perderti nella rete… 😉

  3. come ho scritto altre volte in passato sono piuttosto critico sull’effetto che provoca la grande diffusione di internet sulla musica, però le recensioni non le ritengo inutili, se ben fatte ovviamente. ovvio che i gusti sono una cosa personale e ci mancherebbe altro, ma se leggo 4-5 recensioni su un album e sono tutte molto positive oppure delle stroncature, probabilmente un motivo ci sarà.
    poi spesso un bravo recensore riesce a fare riferimenti ad altri gruppi (o precedenti lavori del gruppo in questione), e siccome non penso di essere un’enciclopedia vivente,gli spunti per ascolti futuri arrivano anche da una recensione.

    quello che mi piace meno è che si mprovvisi recensore chi invece non ne ha le competenze, e in questo internet è fonte di guai…

    • L’ultimo concetto è giustissimo, ma quello è un altro discorso che richiederebbe un approfondimento un domani… 🙂

    • Purtroppo oggi molti credono che avere la possibilità di fare qualcosa sia averne anche le capacità. Ma in fondo basta saper scegliere no? 😀

      • è per me uno dei grossi mali del nostro tempo: la mancanza di umiltà, dai una tastiera e una connessione all’ultimo arrivato e subito si crederà un Dio in terra, dal giudizio insindacabile. ma mi rendo conto che ne verrebbe fuori un discorso troppo allargato e anche OT…

  4. La mia impressione, derivata dall’atteggiamento dei lettori sul mio blog, è che la recensione serva, adesso, ad avere conferma della propria impressione rispetto all’oggetto recensito.
    Quasi come se il lettore/spettatore fosse affetto da insicurezza cronica riguardo la propria capacità critica.
    Quando c’è corrispondenza di vedute col recensore, allora il post viene apprezzato e condiviso. Altrimenti ignorato, senza dar luogo ad alcun tipo di confronto, nei casi peggiori il recensore viene insultato e tacciato d’incompetenza.
    Metodi selvaggi, per persone alla deriva culturale e sociale.

    • Questo è un aspetto davvero diffuso, sono moltissimi quelli che vanno a leggere recensioni dopo aver avuto il loro incontro con un film o un disco. A volte è capitato anche a me di rileggere i vostri articoli dopo la visione di un film, ma solo per confrontare il mio giudizio con il vostro. Per vostro sai chi intendo no? 😀

  5. “Gli anni dei grandi recensori che guidavano le masse sembrano lontani, dove un disco misurava la sua fortuna anche grazie ad una recensione.”

    Per fortuna sono lontani anche gli anni in cui il recensore spesso era il proprietario di un’etichetta e ogni nuova uscita di qualche gruppo di sfigati, neanche maturi per una produzione demo, veniva presentata come il nuovo “Hammerheart”, rompendoci pure le scatole e la morale con la storia dell’esterofilia che svantaggerebbe i gruppi di casa nostra, del patriottico dovere di comprare italiano, neanche stessimo parlando di un barattolo di sottaceti e non di arte. Oggi, grazie a internet, questa gentaglia può tranquillamente beccarsi gli insulti che merita, anzi, può tranquillamente essere ignorata, ridendo pure sopra al fatto che nelle interviste queste band spesso si lamentano dei danni alle vendite provocati dalla pirateria musicale, e poi vedere come le loro pagine sui social network siano praticamente deserte, tanto per togliersi ogni dubbio sul fatto che non vengono cagati da nessuno.

    In risposta alla domanda se le recensioni sono ancora utili; Secondo me sono utili unicamente come “ego-boost” per chi scrive. Se uno è bravo e sincero riuscirà ad affascinare e a guadagnarsi dei lettori, e se ha uno stile personale altri scribacchini finiranno per copiarlo. Vorrei poter dire che tra le righe di una recensione si fa cultura metal, ma in tutta sincerità credo che quella l’abbiano sempre fatta le etichette discografiche, spesso costruendole a tavolino. Insomma, accontentatevi della fama e dell’amore, che è cosa nota che i soldi non fanno la felicità (anche se mettono allegria).

    • Secondo me non sono solo ego boost, componente essenziale per quasi tutte le attività in cui l’uomo si cimenta, ma anche un modo per divertire e far scoprire un disco buono nel marasma di cagate odierne. Poi c’è chi riesce a farlo e chi no, io ci provo… 🙂

  6. Ho iniziato a leggere recensioni (principalmente musicali e videogame) praticamente da quando uso internet: prima compravo molto raramente alcune riviste. Diciamo che per la musica mi sono sempre “fidato” dei gruppi di cui compravo i dischi o dei consigli del negoziante 😀

    Alcune cose che ho notato negli anni però sono:
    alcuni siti di recensioni “libere” sono un meeting dei massimi esperti mondiali di qualunque genere, che passano il tempo a pontificare ed emettere giudizi (generalmente se non ascolti la stessa musica che ascoltano loro, sei un ignorante… se sei un attimo in disaccordo con loro, sei un eretico…), risultato: o smetto di frequentare questi siti oppure ci passo ogni tanto per farmi due risate;

    nei siti più metal ne ho viste di tutti i colori: gruppi mai recensiti perché non abbastanza “true”, gruppi ultra-sconosciuti venerati perché sono “la vera essenza del metallo”, gruppi ultra-famosi sputtanati perché “commerciali” o, al contrario, incensati ad ogni scoreggia di album che rilasciano…

    Alla fine, penso che una recensione sia un punto di vista che per forza di cose non può essere oggettivo nè può contenere la verità assoluta: alcune recensioni mi hanno però spinto ad ascoltare album di gruppi che non avrei mai conosciuto in altri modi, altre invece le leggo semplicemente per avere versioni diverse su album che ho magari anche già acquistato, giusto per vedere un po’ le opinioni in generale…

    • Quello che descrivi l’ho notato anche io chissà magari dalle stesse parti…capisco il tuo punto di vista, ma chi scrive una recensione scrive la verità assoluta. La sua verità sul disco in recensione. E’ normale che sia così, ognuno scrive la propria idea che reputa quella giusta e migliore di tutte. Il problema nasce dalle capacità che un “recensore” ha di discutere ed argomentare le sue idee confrontandosi con gli altri. Se ne è capace è una persona valida, se si arrocca sul solito “non ce capisci n’cazzo” allora…

      • sì, alla fine il problema sta lì: nella capacità di dialogare anche e soprattutto con chi ha un’idea diversa dalla tua sull’album o sul gruppo in questione (o in generale, in qualsiasi ambito…).

        Devo dire che quando posso, cerco sempre almeno di leggere le recensioni che pubblichi, poi ogni tanto commento anche, quando non capita è perché l’album/il gruppo non rientrano tra i miei gusti 😀

          • sì, esatto… il black (salvo rarissimi casi, tipo Immortal) proprio non mi va giù; del tipo, dei Satyricon mi piace un sacco Volcano ma non quelli prima 😀

            Anche sul death sono un po’ selettivo: cose troppo spinte (o brutal) non mi prendono per niente (vedi Carcass, di cui adoro Heartwork e schifo Symphonies of Sickness, per esempio)…

            Poi sono uno dei pochi che preferisce South of Heaven o Season in the Abyss a Reign in Blood 😀 😀

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