Quel Rude Venerdì Metallico /101: Là fuori ci sono solo Zombi?


Questa sera insieme ad un paio di amici gusterai per l’ennesima volta un paio di film di Romero, uno di quegli autori di cui non sei mai sazio.  Sarà perchè lo zombie che ti piace non è quello visto esclusivamente come “infetto” o semplice antagonista da sconfiggere, no. Quello più inquietante è sicuramente lo zombie “Romeriano”, spettro distorto e decomposto della classe medio-bassa, l’emarginato e il poveraccio che non sa se mangerà al prossimo pasto. Non ha bisogno di correre per atterrire, non deve grugnire come un maiale appena scannato per incutere timore, gli basta ciondolare e ricordarci chi siamo veramente: esseri divorati dal consumismo col cervello annacquato.

(ora tutti starete pensando:”beh io no, mica ho il cervello annacquato”)

Il primo film di zombie che ricordi di aver visto fu “Zombi” di Romero, quel “Dawn of the Dead” che rimane il tuo preferito tra i film sui morti che ritornano, ci volle una settimana o più per riuscire a scrollarti di dosso quelle immagini così agghiaccianti. Da allora ne hai visti svariati di film a base di carne decomposta, comprese ovviamente tutte le pellicole di Romero, eppure l’angoscia di “Zombi” rimane sempre quella più difficile da gestire ed ogni volta ti lascia sempre un senso di malessere dentro.

"Ti do tre minuti Martinez"

“Ti do tre minuti Martinez”. Facciamo una settimana…

Ti avevano colpito non solo gli sbudellamenti davvero tremendi, ad opera del leggendario Tom Savini, quanto quel senso di ineluttabilità unito alla spietata rappresentazione della società moderna. Raccontato in quel modo,  il terrore nei confronti di uno zombie non è solo derivante dal pericolo di essere divorati, di finire sventrati orribilmente da fredde mani, ma è la paura inconscia di trovarsi di fronte ad un impietoso specchio dei nostri difetti.

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“Maledetti Saldi di stagione!!”

E hai cominciato a notare che non serve morire per diventare uno zombi, basta lasciare che altri ragionino al tuo posto, parlare per sentito dire e farsi distrarre dalle lucine colorate per non vedere in che merda stiamo affogando.

“Zombi” ha cambiato per sempre il tuo modo di vedere le cose, ti ha spinto a ragionare riguardo la società in cui stiamo vivendo, a cercare di capire cosa conti davvero nella vita.  Non hai mai trovato la risposta certa ed insindacabile, ma almeno ti sei posto la domanda.

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“Ripeti con me: Zack Snyder e il suo remake possono andare a fare in culo”

 

 

 

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8 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /101: Là fuori ci sono solo Zombi?

  1. “quando all’inferno non ci sarà più posto i morti cammineranno sulla terra”, giusto? lo vidi anch’io, tanto tempo fa. poi di film del genere zombi/contagio ne ho visti molti, ma non mi hanno mai appassionato fino in fondo come è capitato ad altri.

  2. Venendo da un passato di videogiocatore di serie come Resident Evil e Silent hill non posso che concordare con:

    “Zombi” ha cambiato per sempre il tuo modo di vedere le cose, ti ha spinto a ragionare riguardo la società in cui stiamo vivendo, a cercare di capire cosa conti davvero nella vita. ”

    Nei giochi che amavo gli zombie erano umani rimasti vittime dei disastri arrecati alla società dalle grosse multinazionali farmaco-alimentari, che nel mondo reale proprio negli anni ’90 stavano sfruttando la globalizzazione per vomitare sul mercato le loro soffisticazioni. Se il male di Resident evil aveva un’origine chimica, quello dell’anima veniva coperto esemplariamente da Silent hill, secondo me metafora neanche tanto soft delle conseguenze dei burnout collettivi di certi ambienti professionali, in questo caso di quelli legati alla sanità. Insomma, la morale della storia dello zombie secondo me pare essere che la vita non può essere in alcun modo controllata, arginata, schiavizzata (vedere ad esempio il messaggio de Il serpente e l’arcobaleno) e che ogni tentativo umano di porre dei paletti all’esistenza, al fluire spontaneo della forza vitale (che la forza sia con te! diceva qualcuno) conduce inevitabilmente alla creazione di mostri. Tra le scene piene di violenze tipiche delle pellicole del genere quella che mi ha più scosso in assoluto è stata una scena di “28 giorni dopo”, in cui il protagonista trova i genitori morti suicidi sul letto, con ancora le mani strette l’una all’altra in segno d’amore, mentre dalla finestra un sole al tramonto illumina il tutto. Piuttosto che diventare dei mostri come tutti gli altri hanno preferito uccidersi. La cosa che mi ha scosso è che in tutto il film (protagonisti a parte) gli unici che sembravano vivi erano proprio due persone morte.

    • Io come videogiocatore di lungo corso non posso che apprezzare i riferimenti a Resident Evil (soprattutto l’uno e il due) mentre Silent Hill purtroppo non sono mai riuscito a giocarlo, per un motivo o per l’altro. Grande commento Doom, mi ritrovo nel tuo pensiero e nelle tue citazioni (grandissimo Il Serpente e L’arcobaleno).

      Grazie davvero.

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