Black Sabbath- 13


blacksabbath_13coverI ritorni nel mondo del Metallo sono da sempre accompagnati da grande entusiasmo e al contempo da grande disprezzo e scetticismo. Queste due correnti di pensiero si dividono in maniera manichea ancora prima che esca un nuovo disco, prima ancora che una nota venga suonata sul palco.

Come poteva una reunion come quella dei Sabbath suscitare una reazione diversa? Tra le solite chiacchiere riguardanti Ozzy e l’arpia Sharon (ditele quello che volete, ma se non fosse stato per lei Ozzy sarebbe morto vent’anni fa almeno), l’odore dei soldi che permea ogni operazione di questo tipo e ovviamente la polemica riguardante l’esclusione di Bill Ward, erano tutti argomenti validi per chi non ci vedeva nulla di buono in questa reunion.

Tu stesso non avevi grande fiducia, pur amando alla follia Iommi e soci, ma come si fa a non ascoltare un disco dei Sabbath?  Purtroppo il pregiudiziale  scetticismo ti ha portato ad un primo ascolto deludente. L’assenza di Ward ti pesava troppo, le canzoni non ti avevano impressionato e pensavi che gli Heaven and Hell fossero stati un ritorno migliore.

Ma era solo un’impressione superficiale, la realtà è che “13” è un disco bellissimo che non ti lascia più. Nel senso che non si riesce a smettere di ascoltarlo, davvero. C’è tutto quello che amate dei Sabbath, c’è Ozzy che canta senza superare i propri limiti donando un velo di genuinità al suo inimitabile stile, ci sono i riff meravigliosi di Iommi e c’è il basso che pompa di Geezer. Certo manca l’istrionismo di Ward alla batteria, ma il suo sostituto si difende piuttosto bene. Soprattutto ci sono le canzoni, sebbene siano ovviamente caratterizzate da un continuo ammiccamento al passato, incantano e conquistano anche il più scettico.Pentacle_top album

Il disco non è solo una mera operazione nostalgia, i Sabs hanno molto da comunicare e condividere con chi ascolta. I temi sono cambiati, non ci sono più le inquietanti messe nere a terrorizzare l’ascoltatore, ci sono le domande esistenziali che ad una certa età si fanno più pressanti, il genere di cose che fanno paura davvero e che si tende sempre a scacciare dalla propria testa. Quando si è giovani ci si riesce facilmente, quando hai l’età che hanno loro è più complicato e sei obbligato a farci i conti. Ed è così che evitano l’effetto “Hammer”* i nostri eroi, raccontandoci quello che sentono, ciò che gli fa paura davvero, esorcizzandolo in qualche maniera con la musica e con questo meraviglioso testamento artistico.

Meglio di così non ci potevano salutare…grazie davvero!**

*l’effetto Hammer è quella sensazione che si ha guardando un film della Hammer. Non ti spaventa più manco per sbaglio, ma resta bellissimo da guardare anche se datato.

**certo però che Ward magari in studio…

Tracklist:

1. End Of The Beginning
2. God Is Dead?
3. Loner
4. Zeitgeist
5. Age Of Reason
6. Live Forever
7. Damaged Soul
8. Dear Father

Voto:

4stelle

 

L’assaggio del disco:”End of the Beginning”

"I giovani pensano che la vecchiaia sia terribile, poi invecchiano e scoprono che è vero."

“I giovani pensano che la vecchiaia sia terribile, poi invecchiano e scoprono che è vero.”

 

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9 commenti su “Black Sabbath- 13

  1. Concordo con la tua recensione al 100% avevo una paura fottuta di ascoltare questo disco, ma dopo i primi ascolti ripetuti sono giunto alle tue stesse conclusioni, sarebbe stato stupido aspettarsi un nuovo capolavoro immortale, ma considerando il tutto nell insieme lo trovo bello e gradevole, non è un disco che per quanto mi riguarda finirà nel dimenticatoio.. 🙂

  2. Devo ancora sentirlo, le tracce che hanno pubblicato finora non mi dispiacevano per niente: certo, come dici tu, derivative al massimo però cosa pretendiamo? Che il rock/metal sia rivoluzionato da chi l’ha inventato ormai più di 40 anni fa?!
    Spero che sia almeno a livello dell’album degli Heaven and Hell: a quel punto sarebbe tanta buona roba per me 😀

  3. È un’impressione solo mia o questo disco è molto più doom dei precedenti?
    Per me è stata una piacevole percezione durante gli ascolti.

    Non ho ancora affrontato tutti i testi, ma anche li mi sembrano ancora molto “visivi” (tante descrizioni per immagini, pochi concetti astratti).

    • Sembra anche a me, quasi una affermazione nel dire:”è roba nostra!”

      I testi mi piacciono e, come scritto nella recensione, secondo me affrontano le paure e le domande tipiche di un uomo che ha vissuto un’intera vita. 🙂

  4. l’ho comprato, trovato al supermercato negli scaffali tra Laura pausini e Nek, o roba del genere per intenderci…. allora, mi pare un disco molto bello, ben suonato, dove sia la chitarra di iommi che la voce di ozzy sono sempre funzionali alla musica senza mai cadere nell’eccesso di protagonismo. l’album scorre benissimo, anche se i momenti più lenti non mancano lo definirei quasi “monolitico” nel senso che non ha filler o cali di tensione. e soprattutto si vede che è suonato con passione, da gente che il mestiere lo conosce alla perfezione ma non si è limitata al classico timbro del cartellino.

    tutto buono allora? quasi. il difetto a mio avviso è che forse manca un pezzo o due che riescano a spiccare sugli altri, qualcosa da potersi ricordare anche quando saranno passati anni. però ripeto, è un lavoro davvero buono, e di sicuro ne consiglio l’acquisto a chi ama la band, o il doom/classic in generale.

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