Quel Rude Venerdì Metallico /94:L’esigenza di essere considerati


La più grande illusione ai tempi dei Social network è quella di poter conoscere ed essere amici di persone che non abbiamo mai visto. Amici nel senso proprio del termine, non inteso come “contatto” o “tizio di cui conosco il nickname”. Tra queste persone rientrano anche moltissimi musicisti metallari, molti dei quali si prodigano moltissimo nell’interagire con i propri fan. La cosa è positiva senza dubbio, ma se da un lato favorisce l’incontro e la condivisione con le persone che lo seguono e lo ammirano come musicista, dall’altro rivelano post dopo post, status dopo status, la reale consistenza di chi scrive. Questo lo hai già affrontato in un Rude Venerdì, oggi è un’altra la riflessione che proponi.

Un tempo, quando appunto i musicisti erano quasi delle icone inarrivabili ci si basava su pochissime cose per avere un contatto con la persona che suonava e componeva quel Metallo che ci piace tanto. Interviste, articoli  o fugaci meet&greet dove di solito riuscivi ad avere un autografo e poco più.

E una volta ci si poteva disamorare di un gruppo in un attimo. Poteva bastare un rifiuto per l’autografo o un qualsiasi gesto di diniego per etichettarlo per sempre come delusione o “uomo di merda”. Una volta ti è capitato anche a te, e il musicista non solo non era un tuo mito ma la sua band ti fa cagare ancora oggi. Eri con i tuoi amici ad un festival, vi stavate riposando appoggiati di fronte ad una transenna che dava sul backstage del palco, sperando di scroccare un autografo, una stretta di mano o addirittura una foto con i  musicisti che passavano di là. Ad un certo punto un cantante che manco era  lì per suonare, si fermò a chiacchierare proprio a pochi metri da noi e altri che erano lì per i nostri stessi motivi. Alcuni cominciarono a chiamarlo forte, sempre più forte, ma il tipo non si girò nemmeno una volta nonostante le urla gli stessero meshando i capelli. Neanche un cenno di saluto (sì, è’ un episodio che hai già raccontato in  un altro post).

Da allora per me quel tizio fu sinonimo di “stronzo che non considera i fan degni nemmeno di un saluto”, per un solo episodio. Ogni volta che qualcuno lo decantava per le sue doti, tu rispondevi:”eh ma è uno stronzo!”. Solo per un episodio. Poi sei cresciuto e hai cominciato a fregartene di certe cazzate, col tempo hai imparato che meno cose sai su chi suona musica che ti piace e meglio è. E che forse quel tizio quel giorno aveva i cazzi suoi…

Farsi un’idea sbagliata è una cosa che accade anche oggi, un mancato “mi piace”, una mancata risposta ad un messaggio portano alcuni a riconsiderare moltissimo una persona che si ammira, magari non notano centinaia di post dove dimostra il QI di una gallina a cui hanno asportato il cervello, ma se non mette il “mi piace” al link che gli hanno schiaffato in bacheca allora diventa uno stronzo supponente. Ma è peggio del giudicare una persona da un solo episodio? O è la stessa forma di immaturità?

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4 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /94:L’esigenza di essere considerati

  1. io non ho mai avuto l’esigenza di un contatto più diretto con l’artista, sarà che non frequento “il giro”, tipo concerti e gruppi meno conosciuti ma che comunque a volte ti portano a conoscere qualche personalità in più. per me la musica è una cosa più privata, se vogliamo, ascolto per il gusto di farlo, quello che poi fa il musicista mi riguarda meno, se si droga di brutto, o spara una stronzata dietro l’altra, non è che mi fa piacere di meno i suoi album.

    comunque capisco la delusione -specie se giovane- di chi si è visto snobbare senza un motivo apparente dai propri idoli, e del resto anche loro dovrebero ricordarsi che sono quello che sono grazie a chi compra i dischi e/o va ai concerti, credo che un minimo di riconoscenza verso il pubblico sarebbe doverosa.

    • Certo, io nemmeno conosco direttamente gli artisti e averne amico qualcuno su FB non mi qualifica a dire il contrario. E a volte credimi, è meglio non sapere troppo, come dici tu. 🙂

  2. A quei pochi concerti che vado di solito prima aspetto che tutti i gruppi abbiano suonato e poi eventualmente compro il loro merchandising. Non mi va di dare i miei preziosi soldi a delle teste di cazzo che non si degnano nemmeno di stringere la mano ai propri fan. Da questo punto di vista non perdono e per esperienza personale mi permetto di generalizzare che più un gruppo è “blasfemo-satanico-misantropic-anticosmic-berlusconiano-buco nero” su disco più i suoi membri sono dei gentleman dal vivo. 🙂

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