Quel Rude Venerdì Metallico /79:Django Scatenato, Tarantino pure.


NESSUNA ANTICIPAZIONE, ANDATE TRANQUILLI

Sabato scorso hai avuto finalmente la gioia di andare al Cinema per gustarti un nuovo film di Quentin Tarantino, uno dei tuoi registi preferiti. Ancora ricordi la scassatissima  VHS di “Pulp Fiction” che ti fece conoscere dei personaggi unici, delle storie bizzarre e un umorismo micidiale, un film che avrai rivisto sei-settecento volte. Ma adori tutti i film di Tarantino, perchè ognuno ha qualcosa dentro, anche il più vituperato “Grindhouse: A prova di morte”, che te lo fa apprezzare di brutto. E’ anche grazie a lui che hai cominciato a scoprire un certo Cinema di genere italiano che nessuno ti aveva mai consigliato fino a quel momento. A parte Fulci e Bava, che avevi conosciuto tramite gli specialoni sui vari “Almanacco della Paura” di Dylan Dog di cui purtroppo all’epoca era difficile procurarsi i film, soprattutto perchè non c’erano videoteche nel raggio di cento chilometri, lo ringrazi per averti incuriosito sui vari Lenzi, Di Leo. Forse stai andando un po’ fuori, ma è importante sottolineare l’enorme stima che provi per Tarantino e per il suo modo di fare Cinema.

Insomma “Django: Unchained” com’è?

django_unchained_dicaprio_foxxUn film superbo pieno e denso di elementi differenti come l’umorismo, il dramma, l’epica del west, tutti  perfettamente amalgamati tra loro. Un genere immobile e chiuso come il western può essere accostato al Death Metal, dove solo i grandi riescono ad emergere e a lasciare un’impronta personale rimanendo sempre all’interno dei canoni del genere, come riesce a fare  Tarantino. Pur non lesinando schioppettate e lunghe cavalcate, in Django siamo portati a considerare meglio lo scopo di quelle pistolate, conta sapere perchè il Dr. Schultz agisce  in un certo modo. Non si ammazza solo per ribadire la legge del più forte, ma per denaro o per i più alti principi e per un desiderio di vendetta che è sempre giustificabile agli occhi dello spettatore.

Noi siamo atterriti dalla schiavitù come lo è Schultz, seguiamo con lui il percorso di affermazione di Django come essere umano, in un mondo che richiede durezza, fermezza e un cinismo che di umano ha poco. E il film funziona come spesso accade nelle opere di Tarantino,  grazie alla scrittura eccelsa di dialoghi e caratterizzazioni sempre approfondite che si muovono in una storia semplice ma raccontata alla grande.  Affonda colpi durissimi alla società americana, tramite la risata o con il pugno allo stomaco, scuotendoti per tutta la durata del film e portandoti dove vuole lui,  scegliendo con perfezione quanto concedere all’attesa prima della deflagrazione. E se è vero che come in un disco Death Metal, se azzecchi i riff ed il “tupa-tupa” hai ottenuto un disco buono, qui Tarantino non si accontenta di girare un buon western azzeccando tutto quello che è archetipico. Non riesce a limitare la strabordante estetica che lo contraddistingue, vuole divertire lo spettatore, lo vuole sbatacchiare nel suo mondo, perchè il West di “Django” è quello che lui immagina come substrato di quello che sarà l’ambiente delle “Iene”, di “Pulp Fiction”  o anche di “Kill Bill”. Un mondo dove  anche i buoni sono un po’ stronzi ed egoisti, dove la vendetta è sacrosanta, dove la violenza e la morale di chi la esercita sono indissolubilmente legati.

E gli omaggi al nostro Cinema sono solo una deliziosa postilla a tutto questo, un omaggio graditissimo che sul finale ti ha lasciato una duplice sensazione: gioia e rimpianto. Come Elle Driver quando risponde a Budd sui sentimenti che prova sapendo che Beatrix è morta, hai provato gioia per l’omaggio ad un Cinema scanzonato, d’intrattenimento che eravamo i più bravi a confezionare, dall’altra parte ti ha preso il rimpianto quando hai realizzato che oggi non c’è più nulla che gli assomigli vagamente.

Ecco, dovreste proprio andarlo a vedere, non stai nemmeno ad insistere.

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8 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /79:Django Scatenato, Tarantino pure.

  1. Ecco, i dialoghi di Tarantino io li ho sempre trovati eccellenti. Molti li ritengono detestabili perché lunghi, lunghezza-fiume dicono.
    Invece sono arguti. Io Pulp Fiction l’ho adorato soprattutto per i dialoghi. Django è parimenti eccellente nella messinscena.

  2. Durante la visione mi ha colpito proprio il piano sequenza di Tarantino: schiavitù – rinascita-schiavitù- rinascita. Come dire: rimani incollato alla poltrona perchè sono imprevedibile. Ottima descrizione e racconto della schiavitù, della lotta al razzismo ma sopratutto della “cattiveria” umana, condita, come sempre ma in questo film più di sempre, dagli ottimi dialoghi, arguti e convincenti. Ottima e condivisibile analisi.

  3. Hai ragione….speravo capissi. In realtà mi riferivo alla suddivisione del fil in quelle parti: inizia con la schiavitù, poi una sorta di rinascita, poi ancora schiavitù e infine nuovamente rinascita. L’ho chiamato impropriamente piano sequenza creando giustamente confusione!

  4. Pingback: Quel Rude Venerdì Metallico /120:Cinque bei film del 2013 | Rude Awake Metal

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