Quel Rude Venerdì Metallico /69:Quando il mito era inarrivabile


Quando ti sei avvicinato tu al Metallo l’unico modo per comunicare con i propri musicisti preferiti era ristretto a poche scomode opzioni: o ai meet’n greet ai concerti, tramite fan club più o meno solerti, stalkeraggio di quelli tosti per i più fissati. Oggi nell’era dei social network, moltissimi artisti ce li hai in lista amici su FB o segui le loro pagine, altri ancora li segui su Twitter, un’evoluzione che ha portato indubbiamente enormi vantaggi sia alle band che si vogliono promuovere o semplicemente restare in contatto con i fan, sia ai fan stessi che possono avere un filo diretto con i propri musicisti preferiti.

Non ti mancano affatto i tempi in cui per parlare con qualcuno dovevi inviare una lettera, sperare che arrivasse, sperare che venisse letta e sperare che qualcuno ti rispondesse, ma ovviamente i nuovi modi di comunicare hanno un lato negativo enorme: molti, anzi troppi miti incontrastati della tua giovinezza hanno cominciato a scricchiolare pesantemente sotto i colpi delle foto e degli status che pubblicano ogni giorno. Purtroppo alcuni non sanno contenere la loro smania di condivisione e spesso condividono cose che sarebbe stato meglio lasciare segrete. Tipo i Megadeth a cavallo di cammello, per farvi un esempio…

Purtroppo già la demenza senile e certe dichiarazioni deliranti si erano già date da fare per demolire l’idea astratta che avevi riguardo certe persone, quell’aurea di santità che gli attribuivi quand’eri adolescente si è ristretta al solo ricordo della musica immortale che in passato hanno creato.

Di veri miti incrollabili ce ne sono rimasti pochissimi, alcuni cristallizzati da una prematura scomparsa, altri perchè persone eccezionali anche fuori dal palco, e quelli guai a chi li tocca, di gente che vuole sputare sulle vecchie glorie ce n’è pure troppa in giro e non sei tra quelli.

Forse quello che si è consumata è la buona fede e l’ingenuità che avevi quando eri più giovane, quando ti bastava poco per adorare un musicista come una divinità pagana, però non fai assolutamente fatica ad adorare le buone cose che suonano, il che non mi sembra affatto da disprezzare.

9 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /69:Quando il mito era inarrivabile

  1. io in genere tendo a scindere abbastanza la vita privata (o pubblica) dall musica del cantante/gruppo di turno: se mi piacciono poi non mi interessa che sia anche un modello di vita, o un tipo che comunque mi sta simpatico. certo, se le due cose vanno a braccetto tanto di guadagnato, ma nel complesso mi è sempre andata bene anche la distanza fisica fan/artista, non avrei mai pensato a scrivere a qualcuno e non penserei oggi a contattarlo su internet (ovviamente la prima ipotesi è molto più romantica, come lo è scrivere a una rivista rispetto a postare un commento su un forum).

    • Certo la vita privata è una cosa che non mi interessa, ma se la rendi pubblica di privata ci rimane poco. A me piacciono i MOrbid Angel per esempio, ma uno come Vincent lo schifo…oppure i Mayhem mi piacciono nonostante tutto. Insomma se mi piacciono non è che vado a vedermi che tipi siano prima, magari un po’ d’attenzione ai testi però ce la metto…

  2. Anche io preferisco mantenere le distanze dagli artisti che ascolto. Mi sono scottato un paio di volte con gente tanto brava su disco quanto intollerabile dal vivo, e ho visto che poi non riesco ad ascoltare la musica con lo stesso entusiasmo di prima. Poi ci sono casi speciali, tipo Mustaine, che reputo una persona di un’intelligenza sensibile pari a un sasso carsico, ma che per qualche oscura ragione non riesco a fare a meno di trovare spassosa.

  3. Pingback: Quel Rude Venerdì Metallico /94:L’esigenza di essere considerati | Rude Awake Metal

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