Nile- At the Gate of Sethu


“Dallas was asking if he could change the originale line ‘Every Mortal is thus. All who live shall die’ to now become ‘Every Mortal is thus, All Who live shall die, ALL WHO DIE SHALL ROT’.[…] With the additional line, those words now encapsulate in a few concise sentences what reflects my personal take on the entire sum total philosophical meaning of true Death Metal:every single person who lives will die. And ALL of us will be worm food. So bang your head. RIGHT NOW, TODAY, and do like you mean it.” (Estratto della nota scritta da Karl Sander per “The Inevitable Degradation of Flesh”)

(“Dallas mi chiese se poteva cambiare il verso originale “Ogni mortale è così. Tutti quelli che vivono moriranno” in “”Ogni mortale è così. Tutti quelli che vivono moriranno, TUTTI QUELLI CHE MORIRANNO MARCIRANNO”. Con il verso aggiuntivo, quelle parole ora contengono in poche e precise affermazioni la mia personale cifra e significato filosofico del Death Metal:ogni singola persona che vive morirà. E TUTTI saremo cibo per vermi. Quindi scuotete la testa. ADESSO, OGGI e fatelo credendoci fino in fondo”)

Ecco il significato intrinseco di questo nuovo fantastico lavoro dei Nile: non vi fate troppe pippe mentali, gustatevi il nostro Death Metal ultra veloce e brutale, entrate nel nostro modo di farvi scapocciare e non rimarrete delusi, ma piacevolmente rivoltati. E fidatevi ne vale la pena anche stavolta.

Non siamo affatto lontani dal precedente lavoro,  “Those Whom the Gods Detest”  (recensito in maniera davvero pedestre  qui su R.A.M. ma oh…ci si migliora solo col tempo, l’esperienza  e con i tentativi no?), con la differenza che qui i brani sono più brevi e ficcanti. Si diradano anche gli inserti con strumenti orientali, sebbene i riff siano sempre in qualche modo ispirati a musiche lontane dal Death Metal. Sottigliezze che possono essere colte con il solito orecchio attento, perchè ascoltare i Nile come si deve è un piacere che fate a voi stessi. Kollias per esempio non potete mortificarlo ascoltandolo in maniera superficiale, ci sono dei fill assurdi, passaggi al limite del comprensibile e bruciare tutto  con una veloce ascoltata distratta, sarebbe delittuoso. 

“At The Gate of Sethu” è un nuovo elemento per comprendere quanto siano intrinsecamente spaventosi ed ironici al tempo stesso  i Nile, con la loro musica disumana, velocissima e tecnica. I titoli lunghissimi  così come i testi, sono sempre ispirati e riadattati dal “Libro dei morti” Egizio, con le irrinunciabili note di Sanders che ampliano e motivano quello che potrebbe essere un semplice copia-adatta-incolla, ma sempre prendendosi poco sul serio. L’interessante nota della strumentale “Ethnico-Musicological Cannibalisms”  è davvero irrinunciabile, un’ invettiva assai sentita e condivisibile sui recensori onniscienti e con la puzza sotto al naso, sempre pronti a stroncare e a prendersi la ragione con la forza di veloci ricerche su Google e Wikipedia.

D’accordo, forse questo album non sarà il capolavoro massimo del gruppo, come si legge in troppe recensioni scritte in fretta, ma la musica contenuta in questo lavoro è genuina, brutale e, cazzo, divertente. E’ la vera espressione del pensiero e delle idee dei tre musicisti, gente di talento che sa quello che deve dire e come farlo,  gente che inventa e spinge più in là il limite con dischi ormai consegnati alla storia dell’Estremo.

Tracklist:

1. Enduring the Eternal Molestation of Flame
2. The Fiends Who Come to Steal the Magick of the Deceased
3. The Inevitable Degradation of Flesh
4. When My Wrath is Done
5. Slaves of Xul
6. The Gods Who Light Up the Sky at the Gate of Sethu
7. Natural Liberation of Fear Through the Ritual Deception of Death
8. Ethno-Musicological Cannibalisms
9. Tribunal of the Dead
10. Supreme Humanism of Megalomania
11. The Chaining of the Iniquitous

Voto:

L’assaggio del disco:”The Fiend who come to steal the Magick of the Deceased”

Dallas, grazie ancora per aver tagliato quel rimasuglio di ricci scomposti.

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5 commenti su “Nile- At the Gate of Sethu

  1. Non l’ho ancora ascoltato, ma almeno per quanto mi riguarda non ho mai considerato i Nile come un gruppo per scapocciare liberamente, sono più un gruppo da cameretta, tipo i Death, devi metterti lì e ascoltarti i millemila miliardi di passagi incomprensibili che sciorinano su ogni disco ed entrare nel loro (meraviglioso) mondo.

  2. “i testi, sono sempre ispirati e riadattati dal “Libro dei morti” Egizio”

    Scapocciare si, ma con una mano sulle palle.

  3. Pingback: Nile- What Should Not Be Unearthed | Rude Awake Metal

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