Manowar- The Lord of Steel


Il nuovo atteso successore di “Gods of War” è arrivato, per ora solo in formato digitale con quella copertina scialba di cui si è parlato Venerdì scorso. E quel titolo che terrorizza l’Occidente per la sua banalità, indegno persino di una band che ha fatto del riciclo lessicale un marchio distintivo. Lo hai ascoltato senza pregiudizi e con poche speranze, anche se tutto faceva pensare ad una palese ciofeca e tranquilli, lo è.

Nel caso foste dei ciechi fedeli alla causa Manowar, prima di lasciare sdegnati questo spazio prendetevi cinque minuti per riflettere, almeno una volta. Tutti gli altri continuiamo perchè c’è da dire e da ridere…

Un Track by track necessario, ma facilmente eludibile da chi non se la sente.

Il disco sembra scritto da uno che imparato a suonare  da una settimana, la semplicità che di solito è sinonimo di efficacia, qui diventa stupidità e autoplagio. I brani sono di una cretineria imbarazzante e non parli ancora dei testi, a quelli ci arrivi dopo. “The Lord of Steel” parte con un riff abbastanza aggressivo ed energico, inaspettato quasi. Purtroppo la canzone si sgonfia subito, affossata da un basso compresso ed effettato all’inverosimile e alla chiara somiglianza con altre sei (almeno) canzoni del passato, tipo “The Power” o una di quelle canzoni veloci che chiudevano “Warriors of the World” . In peggio purtroppo…ma siccome siamo solo all’inizio si può dire che non è orribile, solo stupidissima.

Segue “Manowarriors” ancora con quel basso così compresso, un ritornello che fa invidia agli Atroci o ai Nanowar of Steel e una seconda parte in cui Karl Logan cerca di far urlare la chitarra, affogata in un mare di basso. Si esagera col ritornello cretino fino alla fine. Non credi alle tue orecchie, ma questo è…

“Born in a Grave” ricorda sia “Call to Arms” che “Brothers of Metal” purtroppo ci si rende conto subito di quanto sia fiacca la litania quasi inudibile di Eric Adams. Brano che termina con un assolo comico di Karl Logan, che non sa più cosa inventare per muoversi negli stretti spazi compositivi di DeMaio.

“Righteous Glory” è un lento pallosissimo che rispetto ai grandi classici del passato soffre di un Adams sotto tono, quattro minuti di sofferenza per le vostre orecchie.

“Touch the Sky” è un pezzo morbidino che potrebbe essere uscito da “Fighting the World”, ascoltandola vi renderete conto che è molto peggio. Finora il punto più basso mai raggiunto dai quattro, un brano allegro di Pop  all’americana. Non credevo di immaginare un giorno Eric Adams che balla come Paul Stanley in “I was made for lovin’you Baby”. E questi negli anni 80 se la pigliavano con l’Hair Metal…

“Black List” è un brano pesantissimo. Ripete ossessivamente lo stesso riff e se ci avessero aggiunto un po’ di fantasia, una qualità ormai perduta per sempre, sarebbe stato un pezzo decente. Invece si limitano a riproporre la stessa solfa per sei minuti, causando coliti spastiche oppure bisogni di pennichella istantanei.

“Expendable” sembra uno di quei pezzi che usavano negli anni 90 per introdurre i Wrestler della WWE, riff aggressivo e incedere lento che permette la camminata scoattante verso il ring. Adams si ostina a bisbigliare invece che cantare e viene quasi spontaneo pregarlo di alzare la voce. Brano buono solo per il Wrestling, oppure per imitare Stallone e  fingere di essere eternamente giovani. Solo che Stallone è ironico…

“El Gringo” ascoltata da sola sembrava la cagata massima, invece dopo tanta monnezza,  quel sapore “Louder Than Hell” la rende il brano più sopportabile ascoltato finora, con un ritornello divertente e il solito “già sentito” che non da allo stomaco.  Si ha quasi voglia di fare headbanging…

“Annihilation” è assai banale e non ricrea il felice rimando a “Louder than Hell” di “El Gringo”, pur   essendo un brano ascoltabile.

“Hail Kill and Die” è una presa per il culo già dal titolo plagio, il testo è una sequela degli album del gruppo, espediente già usato anni or sono in “Blood of the Kings” e qui ridicolmente recitato in un brano orribile. Lento e pallosissimo, inutile come un buco di culo sul gomito.

Se avete intenzione di saltare il track by track proseguite da qui. 

Il disco è l’emblema del vuoto in cui ormai la band è immersa da anni, tra ricicli più o meno pesanti e prese per il culo gratuite come l’ultimo pezzo. Non si può pretendere chissà cosa da chi fa della conservazione e dell’immanenza un credo, ma uno standard minimo sì. Nella ripetizione ci sì può campare anche bene se si è in grado di scrivere buoni pezzi, come ci hanno insegnato molte band anche recentemente, ma  i Manowar non ce la fanno proprio a scrivere un pezzo buono. Va detto anche che Eric Adams in questo disco canta con la paura di strafare e non riuscire a riproporre poi sul palco quanto cantato: si affida  a bisbigli, toni bassi e quel cantato gutturale così spompato. L’età è quella che è, ma sicuramente poteva fare di meglio, come dimostra “El Gringo”(ad essere proprio buoni e comprensivi). Altro difetto enorme è la pochezza di Karl Logan, quasi un pesce fuor d’acqua, tecnico quanto si vuole ma in questo disco non azzecca un assolo, dando vita ad imprecisati minestroni di note nè melodici nè coinvolgenti. Forse sconta colpe non sue, non deve essere facile muoversi sempre tra le stesse tonalità e strutture,  un’ulteriore magagna di un album osceno e pieno di difetti tra cui il basso ultra pompato di DeMaio, a  tratti sovrasta tutto il resto rendendo praticamente indistinguibili i bisbiglii di Adams. Ed è difficile passare sopra anche all’abbondare di scampanate e cori posticci,  abusati come mai in passato.

Che altro c’è? Ah beh i testi sono la solita tiritera di blood,steel,heavy,metal, con ripetizioni pedisseque di rime e versi del passato, con alcuni momenti di impagabile comicità involontaria come in “El Gringo”, dove Eric canta:”You can say I’m just a gringo, You can say I’m just a man” ed il coro risponde:”AH!”.

Niente da fare, la conferma ultima che i Manowar hanno esaurito il loro motivo di essere anni fa, ripetendosi allo stremo,  puntando sempre sulla retorica fedeltà dei fan per giustificare una mancanza di sostanza gigantesca.Uno status che gli permette di pubblicare un album tremendo come questo e rimediare pure pareri positivi che non mancheranno di sicuro. Un disco che dovrebbe finire nei cestoni senza passare neanche dallo scaffale.

E adesso aspettiamo gli insulti di chi ha le orecchie foderate…la tua idea è questa.

Tracklist:

1.Lord Of Steel
2.Manowarriors
3.Born in a Grave
4.Righteous Glory
5.Touch the Sky
6.Black List
7.Expendable
8.El Gringo
9.Annihilation
10.Hail Kill and Die

Voto:

L’assaggio del disco:”El Gringo”

Quei giubbottini devono essere di un comodo per andare a pesca…

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43 commenti su “Manowar- The Lord of Steel

  1. Vi dico io com’è andata, dovevano fare il concept su Thor insieme allo scrittore fantasy che mo non mi ricordo come si chiama pero’ poi si sono incartati e non sapevano piu’ come uscirsene allora si sono chiusi una mezza giornata in studio han registrato le prima cose che gli venivano in mente e via! The Lord of Steel! Tru broders of tru metal of steel of fire with vengeance ecc ecc….

    • Hanno preso il famoso barattolo con i sei vocaboli da usare e via! Non so come si possa apprezzare un piattume simile…

  2. Hanno chiamato una canzone Manowarriors… non ci credo… comunque dalla tua analisi direi che, come ho evitato il precedente, eviterò anche questo. Oppure quando proprio non saprò come impiegare un’ora circa, ci darò un ascolto (ma almeno fa ridere più di quanto non faccia venir mal di pancia? :D)

    • Penso che sia direttamente proporzionale alla cifra che spendi per ascoltarlo. Da cinque a dieci euro sono tutte risate ed incredulità, da dieci in poi solo dolori di pancia. Ridi uguale, ma le risate sono molto amare…

  3. Finalmente qualcuno che scrive una recensione sensata su questa mondezza di disco. A mio avviso si salva solo il ritornello di Righteous Glory…
    Ho letto recensioni entusiaste con voti altissimi e commenti tipo “Ah, finalmente i Manowar tornano alla grande con un capolavoro!” Assurdo!
    I fan dei Manowar si dividono in chi apprezza il lato diretto e rozzo (tipo Louder Than Hell) e chi invece apprezza quello più sinfonico (tipo Gods Of War). Io appartengo alla seconda schiera e ho apprezzato tantissimo “Warriors…” e “Gods…”. Però Louder Than Hell anche era un bel disco e aveva belle canzoni. Qui invece è tutto ridicolo e da buttare! Incredibile. Per la prima volta i Manowar hanno fatto un album veramente brutto!
    Speriamo che ripeschino IN FRETTA il concept su Asgard…
    Oppure, se vogliono continuare sulla via della semplicità, almeno che ci mettano un po’ di creatività (se ce l’hanno ancora) e facciano qualcosa come “Louder…”

    • I Manowar non hanno più nulla da dire e questo disco lo palesa in maniera impietosa, mi sembra talmente chiaro che credevo inutile ribadirlo in una recensione così lunga. Avevo pronosticato che questo disco avrebbe ricevuto pareri positivi, ma non pensavo addirittura che qualcuno avesse il coraggio di dargli il massimo dei voti o definirlo un capolavoro. Grazie per il commento…

      • Assolutamente no! Ovviamente sono grandi anche in quel periodo. Io apprezzo di più la produzione da Kings Of Metal in poi, ma credo che fino a Gods Of War tutti i dischi dei Manowar siano andati dal bello al molto bello al capolavoro. Solo che questo ultimo è davvero a mio avviso il primo disco brutto della loro carriera.

  4. I Monarchi Magnificenti si reinventano e sanno stupirci ancora una volta con un Capolavoro Sovrano dalle sonorità totalmente HM e quasi per nulla Epic.
    Manca, a mio modo di vedere, il Capolavoro Totale che fa gridare al miracolo, per intendersi quello che Call To Arms fu per WOTW, ma questo è totalmente ininfluente per coloro che sono guidati dall’assoluta e devota Fede Fanatica Monoteistica. Joey (che è il King) è il King, ancora una volta, ora e per sempre. Siano rese lodi sempiterne ai Sublimi Sovrani.
    Il brano che sento più affine per ora è naturalmente il terremotante inno metallurgico HKaD, una incandescente colata di Demaianità dura e pura, uno schiaffo manowaremente arrogante dritto in faccia ai falsi ed alle loro teorie dei dadi a venti facce.

    Se le band propugnano il Vero Metallo dei Monarchi Magnificenti, allora sono dei doppioni e non servono.
    Se invece non propugnano il Vero Metallo dei Monarchi Magnificenti, o propugnano il contrario, allora sono dei falsi e non servono.

    Fine recensione. Tornate ad inginocchiarvi e ad adorare i Sovrani, ascoltando il Verbo per interiorizzarlo come si conviene, e preparatevi alla Trasfigurazione ed alla conseguente Rinascita nel Fuoco del Vero Sacro Metallo.

  5. Addesso verrò seppellito dagli insulti, ma lo dico lo stesso. A parte El gringo, sembra quasi che i brani siano stati costruiti seguendo una forma-canzone che assomiglia molto a quella dei Nine inch nails (quelli fino a With teeth). Il risultato è inusuale, sopratutto nella scelta dei suoni suoni, ma mi piace moltissimo.

    • Nessuno insulta nessuno da queste parti, anzi…

      Non ho idea di come hai potuto sentire i Nin in questo disco, costruito secondo me cercando di pescare qui e là nel passato manowariano, unendo il tutto in un’orgia di banalità e assenza di contenuto. Ribadisco che nessuno insulta nessuno perciò esprimiti sempre e comunque. 😉

      • Mi riferivo agli “ultras” dei Manowar. I NIN sono solo un esempio, ma tanto per aumentare la dose di blasfemia prova a sentire l’inizio di Hey, Cruel world di Marilyn Manson e Black list. A me sembra proprio che i Manowar abbiano voluto possedere demonicamente un corpo di industrial rock americano con lo spirito dell’Heavy metal.

  6. Comunque la Webzine che ha messo “9” al disco e che non voglio citare non è assolutamente affidabile.Il voto minimo che mette pure alla peggior immondizia è 7….Un po’ come un’altra molto “True” che basta che sei italiano e pure a te 70 non te lo leva nessuno….mah…

    • Abbastanza ridicola, e su quella true hai ragione. Di solito è meglio conoscere i difetti di chi leggi 😉
      p.s. sto finendo di tinteggiare le pareti del 62 ampliamento, poi sulla pagina Facebook un piccolo screenshot preso da una rivista importante…

  7. Assolutamente daccordo con la recensione. Spero che quest’album sia uno scherzo e che magari a settembre esca quello vero… Un disco noioso e inutile… Non posso credere che abbiano potuto scrivere uno schifo come Manowarriors… E’ un inno da bar dei finocchi! Adesso vado a sfogare la mia delusione riascoltando Into Glory Ride.

  8. accettabile (abbastanza)
    è una mia impressione o per fare i titoli degli album mischiano i titoli delle vecchie canzoni?
    noto una certa monotonia
    e poi cazzo su itunes tantovale scaricarlo cmq minimo 2 stelle gliele avrei date

  9. Allora, ho infine deciso di buttare via un po’ del mio tempo, ascoltando questo album (come per il precedente, l’ho ascoltato su YouTube, lo so che non si fa…). Voglio sperare che il suono pessimo che ho sentito sia dovuto ad un mix letale di scarsa qualità del file e casse mediocri che ho sul pc, perché non ci credo che il suono del basso sia così fastidioso; poi chitarra spompa e sovrastata quasi ovunque, un Adams che pare dover prender fiato ogni due canzoni, data la quantità di sussurri e bisbigli… e sempre quel ronzare insopportabile di DeMaio (veramente, sembra un compressore!) Le canzoni non sono molto meglio: alcune partono anche bene (tipo la prima) ma poi… si afflosciano, non arrivano da nessuna parte. Mah… Certo che dopo aver gonfiato le palle con Gods of War, con questo le hanno fatte cadere definitivamente.

  10. Bhe, non posso non trovarmi incline ad approvare questa recensione: come detto da qualche fan antecedente il mio commento non disprezzo i dischi più sinfonici (anzi) così come quelli più “brutali” e “rozzi” dei Manowar ma questo cd è una cagata pazzesca…
    E dire che mi ero così esaltato a vederli al Gods u.u

    • Si l’ho letta, anche se c’è sempre quel tono catastrofista su altri “grandi vecchi” è comunque molto meglio di altre…

  11. Anche su Metalitalia la recensione coglie il punto. Meno male. Se ne leggo un’altra che dice che è stupendo impazzisco!

  12. Ormai credo che i dischi dei manowar non valga la pena nemmeno scaricarseli illegalmente! Infatti NON posso dire di aver ascoltato il disco accuratamente. Qualcosina su Youtube. Ho meglio da fare che perdere tempo con i re del false metal.
    Perchè è in questo che si sono da tempo trasformati.
    Dal 1990 non fanno un disco che possa definirsi GRANDE!
    Con i migliori brani pubblicati negli ultimi 22 anni forse uscirebbe un gran bel disco.
    Li ho adorati per tra il 1980 e il 1990. Dopo di ciò solo qualche bel brano quà e là…
    Se non fosse per il vecchio repertorio, sarebbero “morti anche dal vivo”.
    Credo che siano delle grandi facce toste e delle menti vuote, e quel che più preoccupa è che anche il loro animo è vuoto, ovvero privo di quella sincera ISPIRAZIONE e PASSIONE che gli ha fatto scrivere dei capolavori, in gioventù…
    Complimenti per la recensione.

    • La faccia tosta non gli manca di sicuro 🙂

      Grosso modo la penso come te, purtroppo tirano avanti ormai solo dei personaggi e la loro musica è un’ombra di quello che fu…

      Grazie per i complimenti 😉

  13. Pingback: Quel Rude Venerdì Metallico /200: Manowar, The Final Battle | Rude Awake Metal

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