Kreator- Phantom Antichrist


Tornano i Kreator con un nuovo disco di ceffoni alla tedesca e tutti siamo contenti. O forse no?

Il cammino evolutivo dei Kreator, da sempre specchio della personalità di un tizio intelligente come Mille Petrozza, si è fermato dopo “Endorama” disco che ha attirato più critiche di quelle che oggettivamente meritava.

Ecco magari Mille aveva esagerato con l’intimismo, rinunciando alla miscela perfetta tra melodia  ed aggressione pura di “Leave this World Behind”, così fatti due conti e cacciato Tommy Vetterli (incompreso già ai tempi dei Coroner), Mille ha smesso di sperimentare ed evolversi tornando a rimestare i riffoni di thrash alla tedesca che tutti amano, amalgamando il tutto con melodie e ritornelli più “cantabili”.

I risultati sono stati buoni, in alcuni casi encomiabili, ma se vi fermate a ragionarci su, si è perso qualcosa per sempre nella musica dei Kreator: la spontaneità, la naturalezza nello scrivere, mai più liberi da schemi e lacci imposti dalla paura delle pernacchie, schiavi del timore di non essere capiti.

Infatti puntano di nuovo sul sicuro Petrozza e compagni, tirando dei cazzottoni potenti, ma di cui ormai conosciamo in anticipo la traiettoria e quindi più  semplici da schivare.

Adesso non stai qui a dire che il nuovo dei Kreator è brutto, non ci riescono neanche impegnandosi a fare un disco dimmerda, però dopo quattro album tutti giocati allo stesso modo, un pochino l’erezione cala. E’ fisiologico, la mancanza di sorpresa e la fatica si fanno sentire nei brani, anche se poi così male non sono, anzi. Oltre alle solite urla beluine di Mille, che stavolta canta dei testi abbastanza scontati,  fanno bella figura anche la batteria di Ventor e quegli assoli melodici, viulenti e calzanti di Sami Yli-Sirniö,  il “chitarrista con la faccia da gruppo power”.

Album da prendere ed ascoltare senza paura, considerando però che quello che c’è in “Phantom Antichrist” l’avete già ascoltato, o per dirla in un altro modo: non deludono mai i Kreator, però non sorprendono più.

Tracklist:

1. Mars Mantra
2. Phantom Antichrist
3. Death to the World
4. From Flood Into Fire
5. Civilization Collapse
6. United in Hate
7. The Few, the Proud, the Broken
8. Your Heaven, My Hell
9. Victory Will Come
10. Until Our Paths Cross Again

Voto:

L’assaggio del disco: la title-track “Phantom Antichrist”

Le action figures dei Kreator in tutta la loro bellezza. Ah no, sono loro in una fotoscioppata ad opera di uno che ci vede poco.

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15 commenti su “Kreator- Phantom Antichrist

  1. I Kreator non mi hanno mai fatto impazzire, certo li ascolto e riconosco che hanno tirato fuori alcuni piccoli gioielli, ma non sono tra le mie band preferite… eppure questo Phantom lo sto ascoltando a ripetizione; non so perché, saranno forse quegli inserti “stile-NWOBHM”, sarà la melodia che ogni tanto fa capolino, sarà sarà… fatto sta che mi piace un sacco. Personalmente credo sia il migliore da quando sono “tornati” a far thrash…

    • Il migliore del ritorno al Thrash per me forse è “Violent Revolution”, ma una roba come “Renewal” o “Outcast” fuori non la tirano più, troppa “paura”… 🙂

      • Eh bhè, anche perché il mondo metallaro non li ha trattati proprio bene in quel periodo 😀 Comunque più passa il tempo e più mi piace l’ultimo, non ci posso far niente: quegli stacchi più melodici, quelle decelerazioni mi intrippano 😀 D’altronde ho sempre preferito il thrash più “melodico” alla Metallica (passami l’esempio) rispetto a quello alla Slayer… ed infatti un gruppo thrash tedesco per cui stravedo sono i Paradox, che non sono cagati praticamente da nessunoi (a proposito, un loro artwork credo meriti un posto nella gallery, se lo trovo te lo linko di là 🙂

  2. Trovo la tua recensione inappuntabile. I Kreator sono stati sempre i miei preferiti nella “Triade” del teutonic thrash (anche se non ho mai capito perchè dentro ci siano finiti i Destruction e non altri gruppi fantastici come ad esempio gli Accuser o gli Holy Moses…mah). Per quanto questo disco scorra benissimo, inizia ad essere un po’ ripetitivo. E poi personalmente troppe decelerazioni melodiche e riprese trovo spezzino un po’ ritmo, cattiveria ed epicità dei brani. E, quello un problema mio personale, rabbrividisco quando iniziano a fare capolino alcuni coretti alla Accept…. :-). Comunque un buon album. Ma mi piacciono di piu’ quando sono “Kattivi”… 🙂
    Nella foto Mille trattiene evidentemente il fiato per nascondere la trippa da birra….:-)

    • Sulla trippa hai ragione, una faccia alla Malmsteen quella, buona per nascondere le “ganasse”. 😀
      Sono d’accordo col tuo commento, si lascia sentire ma anche basta però…
      E’ vero che il coraggio mostrato in passato da Mille non è stato premiato, credo sia abbastanza traumatizzato dai pesanti giudizi ricevuti e questo lo limiti di brutto costringendolo a riproporre se stesso.

  3. E c’hai ragione pure tu…. Ricordo ancora le critiche ad “Outcast” ed “Endorama” che invece trovo dischi diversi dai loro precedenti e successivi ma molto belli ugualmente. Ce la vie…

    PS. A me piu’ che Malmsteen ricorda la “Blue Steel” di Zoolander…Ma se non sei un fan questa citazione non ti dirà una ceppa… 🙂

  4. Si, la “blue Steel” è la standard, quella che lo ha reso “famoso” nel mondo della moda. All’inizio, nel filmato sfida tra lui ed Hansen, ne fa bella mostra…. :-).

Commenti intelligenti

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