Angel Witch- As Above, So below


Anni fa,  un gruppo formato da tre tizi pubblicava un album epocale nonostante tutti i difetti che aveva. Difetti “buoni”, perchè l’imperfezione non è sempre un male assoluto anzi, caratterizza e rende interessanti le cose. Quanti album formalmente perfetti, ma perfetti in ogni piega, non se li ricorda nessuno?

Quando nel millenovecentottanta uscì “Angel Witch” avevi solo un anno, ma grazie al “solito” Signorelli e quella rubrica “Seek and…” a fine di ogni numero di Metal Hammer, recuperasti questa gemma ficcata a forza nel filone della NWOBHM, però gli Angel Witch erano qualcosa di più del clone dei Maiden che voleva la Bronze Records.  Parzialmente vanificata dalla produzione fiacca, la vena oscura e doomy che il lavoro possiede ancora oggi conferisce al disco quello status che solo i classici possono vantare.

Ma dopo di quello, il nulla o quasi: due dischi sepolti dal tempo (se ne trova uno orgoglioso nella Gallery)  e tanta monnezza tra compilation, demo,  scioglimenti e reunion di cui è difficile tenere il conto.

Ventisei anni per un insperato ritorno a sorpresa, con un disco paragonabile  fin dalla copertina che riproduce un dipinto di John Martin, a quel lavoro d’esordio così indimenticabile.  Il suono è più pulito di allora ma la musica è sempre la stessa, pezzi melodici cantati in maniera sgraziata dal leader Kevin Heybourne, riff fermi a trent’anni fa e tanto, ma proprio tanto Metallo. Sembra quasi che il gruppo sia stato preso e portato via dagli anni 80 ai giorni nostri con la macchina del tempo,  tanto è aderente al passato questo lavoro. Heybourne sceglie di ignorare Tre decadi di Metallo per restare fedele ad una proposta così personale ed imitata a mani basse da moltissimi, riuscendo a scrivere dei pezzi memorabili.  Un disco  davvero apprezzabile, nonostante  il pervicace rifiuto di adattarsi a della musica estranea come quella “moderna” per un gruppo che forse era fuori posto anche trent’anni fa.  Uno dei brani meglio riusciti è “WitchHunter”, con quel riff così familiare ma trascinante, per non parlare della chiusa di “BrainWashed”, pezzone che con la sola intro farà godere l’ascoltatore più nostalgico.

Disco imperfetto, ma bellissimo.

Un piacevole tuffo nel passato per un gruppo di culto, da prendere a botta sicura se avete consumato “Angel Witch”.

Tracklist:

1. Dead Sea Scrolls 
2. Into the Dark 
3. Gebura 
4. The Horla 
5. Witching Hour 
6. Upon This Cord 
7. Guillotine 
8. Brainwashed

Voto:

e mezzo.

L’assaggio del disco: “Dead Sea Scrolls” canzone che mette in chiaro quanto si siano aggiornati gli AW.

Kevin Heybourne, Metallo immanente.

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5 commenti su “Angel Witch- As Above, So below

  1. Adoro questo album. Ha un’atmosferà retro’ non artificiosa. Io gli avrei dati 4 “pentacoli figati” senza indugio alcuno… :-)). Tanta classe e tanto fascino per un album che non sapei nemmeno catalogare come genere. Una bella sorpresa del 2012

    • Se succedesse mi occuperei delle copertine io, come Niklas Sundin. A quel punto se finissero in Gallery sarebbe una botta alla mia autostima ;D

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