Borknagar- Urd


Si era capito da quella piccola comparsata su “My Domain”, quel bel pezzo in chiusura di “Universal”, che ICS  Vortex aveva voglia di “tornare alla natura”. Rientrato nel gruppo dopo una buona parentesi solista, Ics va a rinforzare una realtà che aveva perso qualche pezzo di line-up ma non la grinta necessaria pere continuare. Un nuova conferma delle qualità del roscio norvegese, palesando che nei Dimmu Borgir era proprio sprecato. Hai uno in grado di cantare e gli fai fare solo due “Oh-oh!” su qualche pezzo?

Misteri insondabili.

Nei Borknagar il suo ingresso non significa però la cacciata di chi lo aveva sostituito, il buon Vintersorg lo affianca dando vita ad una coppia di voci che funziona perfettamente e che ce la mette tutta per conquistarvi.

“Urd”  non ve lo dovreste sciupare mettendolo come sottofondo mentre fate altro, non se lo merita e non gustereste appieno la bellezza di queste perle che sfuggono le definizioni come un onorevole i giornalisti fuori da Montecitorio. 

Sì perchè il dono dei Borknagar, il vero intento, è quello di farvi capire quanto sia importante e meravigliosa la Natura.  Ma non pensate subito ai dei documentari straccia-palle o ai barconi di Greenpeace, quanto al senso vero del rapporto uomo-natura, un legame che oggi l’uomo, intasato da milioni di allergie ed intolleranze, sta perdendo sempre più. Una distonia che i Borknagar affrontano, ad esempio su “The Beauty of dead cities” provano ad illustrare con un’immagine di una città cadente ed abbandonata riconquistata dalla Natura, una visione che molti definirebbero banale, ma che invece funziona benissimo. Il gruppo non usa il linguaggio di chi cerca strade discutibili  come il veganismo  o una vita ormai anacronistica per essere in armonia con l’ambiente, qui si parla di Natura vera, quella che ormai viene sodomizzata e data per scontata dalla stupidità dell’uomo moderno, troppo impegnato a correre senza accorgersi che è il solo che sta gareggiando.

Prendetevi il tempo giusto per ascoltare questo disco, come è più di quanto avete fatto con “Universal”, i brani sono meravigliosi e riuscitissimi con quelle chitarre che ora vi scazzottano ora vi accarezzano, le voci che si intrecciano  e vi fanno volare.

Un disco che dovete ascoltare senza paura di annoiarvi,  il Metal così ricco e sfaccettato del gruppo Norvegese  ha bisogno della vostra attenzione, ma vi ripagherà in pieno.

Tracklist:

1. Epochalypse
2. Roots 
3. The Beauty of Dead Cities
4. The Earthling 
5. The Plains of Memories
6. Mount Regency 
7. Frostrite
8. The Winter Eclipse
9. In a Deeper World

 

Voto:

L’assaggio del disco:”Roots”

I Borkngagar preferiscono il pizzetto.

 

 

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3 commenti su “Borknagar- Urd

  1. Bello ed evocativo. Questo album mi ha stupito. Anche perchè non mi aspettavo molto dai Borknagar,soprattutto dopo “Universal”, ed invece…Scorre che è un piacere. Mai passaggi banali. Nulla di nuovo, tutto nel loro stile. Ma tutto composto e suonato con gusto e classe. Come al solito ci sono i “fuoriclasse” e coloro che imitano. E loro indubbiamente appartengono alla prima categoria. Nice job…

  2. Pingback: Quel Rude Venerdì Metallico /46:Bulimia Musicale « Rude Awake Metal

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