Quel Rude Venerdì Metallico /37:Le Origini del Metallaro


Tutte le grandi storie hanno un inizio, molte saghe non riescono ad avere una fine, altre ancora hanno pure i prequel. Il racconto che stai per condividere non ha le caratteristiche di una saga “spremi-gonzi”,  ma desterà ugualmente un enorme interesse…

(da uno spunto di Lucia Patrizi:  sul gruppo Facebook  Moon Base, un posto bellissimo e pieno di gente in gamba.)

“Le Origini del Metallaro”

Un bimbetto di tredici anni al suo primo anno di Liceo Scientifico, scelto senza nessuna convinzione ma con la tipica inerzia che ha caratterizzato buona parte della sua vita, ebbe il suo primo impatto  con la musica dura durante un’autogestione. L’autogestione per chi non ha mai avuto il piacere di partecipare e condividerne una, è una protesta studentesca che vede gli studenti autogestire il proprio tempo scolastico esautorando i professori. E negli anni in cui il Ministro della Pubblica Istruzione era Rosa Russo Iervolino, di autogestioni se ne facevano a iosa su tutto il territorio italico. In quella babilonia di cultura giovanile e a contatto con ragazzi mescolati senza criterio  tra loro, uniti solo per l’interesse comune nei numerosi corsi autogestiti che spaziavano da incontri e dibattiti politici a volenterosi che davano ripetizioni, c’era un corso denominato “Corso di Musica Rock” che stranamente raccoglieva un sacco di consensi. Proprio lì ascoltò per la prima volta gli Iron Maiden, Metallica, AC/DC ed i Guns ‘n Roses. Fu amore a prima nota per quell’adolescente che per due anni e mezzo consecutivi aveva ascoltato solo ed esclusivamente i Queen, adorando i loro pezzi più rock. Non era solo, tra i ragazzi che seguivano il corso  c’erano numerosi fan dei Queen, i quali quando gli organizzatori avvertivano che il pezzo da mandare era abbastanza duro, facevano sempre notare che erano abituati da pezzi come “Headlong”.  Peccando di presunzione, va detto.

Ma quei giorni sconvolsero la sua vita per sempre, canzone dopo canzone…

La passione bruciò così forte in quel ragazzo che, costretto dalla vita di Paese e limitato da un ambiente completamente refrattario al Metal, dovette iniziare i primi passi post-Queen, sperimentando e comprando ad occhio cassette ricordando i nomi che aveva sentito durante il corso. Cominciò da un vecchio nastro dei Maiden, uno dei live più scarsi della Vergine di Ferro: “A real Dead One”. A lui allora sembrava di ascoltare la migliore performance dal vivo del mondo, non poteva  sapere che Bruce e compagni avevano fatto molto di meglio. Ma allora non sapeva neanche chi fosse Paul DiAnno.

Pian piano, dalle numerose cassette cominciò ad acquistare CD, magliette e ormai la strada era tracciata, sicura ed in discesa. Ma solo per lui…

Qualcuno non era d’accordo, la vedeva come una passione passeggera, un fuoco di paglia, insomma poco di più di un’infatuazione da bambinetto. Le frasi più frequenti che gli venivano rivolte dopo l’affermazione:”quella non è musica è solo rumore” ripetuta in tutte le salse possibili, quasi cercando di battere ogni record di variazione sul tema, erano:”Ti stuferai!” “Se mo’ tu ascolti Metal fino a quarant’anni!” ” E quanno scopi se non senti ‘a musica giusta?”.  Non erano i suoi genitori a pronunciare queste parole, anzi loro non lo ostacolarono mai. Erano alcuni suoi amici, qualche compaesano e persone che avrebbe visto due o tre volte in tutta la sua vita, ma gli parlavano come se lo avessero concepito. Questi commenti non gli davano fastidio anzi, lo facevano sentire ancora più motivato a scardinare quelle stupide argomentazioni, lo facevano sentire come un Eletto, un Prometeo che aveva trovato il fuoco e col cazzo che lo dava indietro.

Passavano gli anni e la passione era sempre lì, più forte e consapevole che mai, il Metallo era sempre con lui e lo metteva in ogni cosa che faceva, ci filtrava ogni rigagnolo della sua esistenza. Aveva fame, sempre più fame di musica dura, così cominciò a comprare riviste specializzate, tutte quelle che poteva permettersi risparmiando i soldi della paghetta, saltando spesso il pasto della ricreazione a scuola, ed investendo il resto in CD. CD che quelle riviste recensivano, dove gli artisti erano intervistati e fotografati, quando gli ascolti andavano anche per simpatia e l’anteprima sul Tubo in streaming non era neanche immaginabile. Cominciava a fidarsi dei pareri dei giornalisti che lo avevano consigliato bene, che avevano recensito quel disco che aveva acquistato ed apprezzato tanto. Gente come Luca Signorelli, Alex Ventriglia, Roberto Gandolfi, Sandro Buti, gente che con due righe sapeva far comprendere cosa c’era dietro un titolo, una copertina. Facendogli desiderare quello che ancora non aveva mai ascoltato e spostando sempre più in alto l’asticella dell’estremo.

Oggi che ha trentatré anni quel ragazzo scrive su un blog per divertimento, prendendo amorevolmente in giro l’unica cosa che gli ha cambiato radicalmente l’esistenza ed il modo di pensare, una parte di sé alla quale non rinuncerebbe mai: il Metal.

Dove siete adesso, voi che pensavate di sapere tutto?

Fate buon week end…a voi lettori non a loro!

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25 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /37:Le Origini del Metallaro

  1. La storia della mia vita, insomma…
    e infatti sono commossa che mi asciugo la lacrimuccia di nascosto, perché è vero. Anche io ascoltavo i Queen a manetta e anche io ho avuto la folgorazione a scuola, quando un mio amico si presentò in classe con Master of Puppets. Amore, anche per me. E poi la batteria, e la doppia cassa, e studiare tutti i pezzi dei Dream Theater e degli Elegy.
    E aggiungici la passione smodata per l’ horror e nessuno che ci capiva un cazzo e tu che te ne stai da solo in un angolo a immaginare i tuoi mostri accompagnati da Far Beyond Driven mentre gli altri ti prendono per il culo.
    La storia della mia vita

    • Sono contento che ti sia piaciuto e che ti ci ritrovi, nonostante l’evidente incazzatura retroattiva. Grazie per avermi dato il “La” a scriverlo e per rimanere in tema Pantera “Stronger than All!”.

      p.s. mi immagino che tranvate co’quella doppia cassa!!

  2. Dunque, vediamo…io di anni ne ho quasi sessanta. Suonavo da ragazzo la batteria. Ma erano tempi molto diversi e musica diversa…ma non troppo. I miei idoli erano i Deep Purple anche perchè suonavo in giro per i locali romani “In Rock”, secondo me il più bell’album della storia dell’hard rock che poi è il papà del metal. E poi i Led, bè i Led non si dicutono, si amano e basta. Ma a quei tempi c’erano centinaia di gruppi di gran valore, anche nel progr. Credo d’aver assistito al più bel concerto dal vivo della storia rock in genere ma ovviamente chi non c’era non può capire. Comunque fu il concerto che cambiò la mia vita. Ancora le grandi band straniere a Roma si esibivano al teatro Brancaccio, un posto dove la musica si sentiva bene, non come sarebbe stato poi al palazzetto dello sport(oggi palalotto matica,mi pare)Il concerto di cui parlo fu il primo tenuto dai Jethro tull che per quanto possa sembrarvi strano avevano,. mischiate al flauto di Anderson,alcune sonorità metal, dovute molto probabilmente alla chitarra di Mick Abrhams. Una formazione fantastica, con musicisti di gran valore, come Glenn Cornick al basso, Un mitico Clive Bunker alla batteria(fece un assolo di circa 30 minuti e suonava con la doppia cassa che usava da dio) Aprirono con My God e ricordo il cazzotto allo stomaco quando, terminata l’intro voce e chitarra acustica entrarono a “palla” gli altri. Correva l’anno 1970, io avevo 18 anni non ancora compiuti. Avevo iniziato a suonare a 14 anni e come tanti miei coetanei studiavamo i pezzi di Who, Ronling e ovviamente Beatles. Bè, diciamocelo: Ringo Star non è mai stato un virtuoso della batteria. Ma aveva gusto ed era simpatico.
    Keith Moon invece(per l’epoca) era considerato un mostro di bravura. Il più grande Maestro di tutti, anche dei migliori metallari, io penso che resti Hendrix. Vabbè, inutile fare la lista dei nomi che sarebbero troppi. Il mio idolo dello strumento a quei tempi era Ginger Baker perchè fra i batteristi dell’epoca era da tutti riconosciuto come il più bravo e tecnicamente preparato e credo sia stato il primo ad usare la doppia cassa. Ultimo nome: il chitarrista rock che più ho amato:Ritchie Blackmore. Furono anni bellissimi perchè suonare è bellissimo, certo. Ma anche perchè furono anni particolari e si respirava un’atmosfera che chi non c’era non può neanche immaginare. Facevamo musica convinti di fare la rivoluzione, convinti di cambiare il mondo. Non avremmo cambiato nulla, invece ma noi fortunatamente non lo sapevamo. Avrei voluto fare il batterista di professione ma una sera al Music in, mi pare nel ’74 sentii suonare Elvin Jones. Non mi vergognai troppo in quella notte decisiva per la mia vita, di suonare anche io nella Jam che si tenne dopo il concerto in cui i batteristi si alternavano e fra loro anche lui, Elvin. Uscii che albeggiava dal locale, ero triste perchè proprio mentre suonavamo divertendoci come matti, presi la decisione di smettere. Avevo capito di non avere il talento necessario per continuare e per farlo come mestiere. Mi allontanai dalla musica, dal rock e dal Jazz che avevo cominciato a conoscere. Poi…molti ma molti anni dopo ho avuto una figlia che a 14 anni divenne metallara e che cominciò a suonare la batteria(era brava e aveva il talento che non avevo io) Avrebbe suonato a lungo e dietro a lei iniziò un altro periodo musicale e tramite lei conobbi il metal. Dopo una decina d’anni decise di smettere perchè s’accorse di non avere più voglia e perchè aveva altri interessi. Nel frattempo aveva cominciato a suonare la mia figlia più piccola che invece fa la bassista e contrabbassista di professione(l’anno prossimo si diplomerà in contrabbasso) E’ davvero in gamba e non sono io a dirlo, c’è chi dice che sia la migliore bassista donna italiana. Ma ormai io sono vecchiotto e loro sono grandi e quando diventano grandi, un padre meno si fa vedere e meglio è.Ho vissuto con loro un altro bellissimo periodo di musica. Vivo fuori Roma e ho un bel Marrantz ma per tenerlo a “palla” devo mettermi in cuffia. E ascolto..cose vecchie e meno vecchie, rock, Jazz e metal. Mi faccio sanguinare le orecchie come di dovere. Ogni tanto penso di trovarmi un posto, metterci una batteria e…ricominciare. Si, lo penso spesso anche se so che non lo farò(Too old to Rock’n’roll) La mia figlia grande dice che i ricordi non servono e che il passato non torna. Ha ragione lei.
    Grazie per il tuo bello scritto
    pres

    • Caro Luigi,
      e’ la prima volta che mi capita di ricevere un commento più lungo dell’originale, il racconto della tua bella esperienza ne ha giovato. Io invidio le tue figlie che hanno avuto la fortuna di condividere le loro passioni con un padre così affamato di buon Rock, che ha avuto la fortuna di vedere dei mostri così assurdi e fondamentali nel corso della sua esperienza. Per dire a mio padre piacevano i complessini anni’60, Battisti, Little tony e via…

      Il Metallo una volta che lo incontri non ti lascia più, se trova terreno fertile attecchisce e tra le radici della tua vita ci aggiunge le sue.

      Grazie per il commento così emozionale…

      • Grazie a te per avermi suggerito lo spunto.Sai, pochi giorni fa ho scaricato dal tubo un video dei metallica, Seek and destroy(spero si scriva così) e l’ho mandato alla mia figlia grande(ora viviamo lontani) e le ho scritto” Una certezza che ci ha uniti e sempre ci unirà”
        Un abbraccio

  3. Mmmhh, interessante. Anche perché non ho mai provato nulla del genere. Ho vissuto la parentesi (?) metal, come tutti gli adolescenti, credo, ma già dopo un paio di settimane alternavo con la musica classica.
    Insomma, sonorità complesse, perché complesso era ed è il mio modo di pensare.
    Forse per questo mai ho avuto miti e passioni. Beato te. Dico sul serio. 😉

    E aspetto il nome… 😀

    • Mi sembra strano leggere che non hai avuto miti ne passioni, ma soprattutto mi dispiace che siastata una parentesi col Metallo. Anche se oggi qualche bel pezzo te lo godi, lo so! 😉
      Il nome arriverà Cap, giuro che ormai è una questione di primaria necessità. Devo riuscire!! 😀 😀 😀

      • Eppure è così, che ti devo dire? 😀
        Non sono mai stato lineare. Sì, qualche pezzo metal me lo godo, ma tanto da poter dire che il metal o la musica hanno rivoluzionato il mio modo di pensare? No.
        Quello l’ho fatto da solo. Neppure i libri ci sono riusciti, eccetto Bukowski. Ma anche lui, l’unica cosa che mi ha insegnato è il non considerarsi mai qualcosa di unico e intoccabile, ché quello che facciamo, scrivere, non è un dono all’umanità, ma un atto egoista.
        Ecco, ridimensionamento, credo sia il termine adatto. 😉

  4. E chi se la scorda la prima cassetta di musica metal che ho avuto.
    Mi era stata lasciata da un amico, dovevo di darla ad una terza persona, dicevo che non l’avrei mai ascoltata (all’epoca sentivo musica dance, ah, gli anni ’90).
    Per caso la misi nello stereo, era un mix di canzoni dei Metallica.
    La mattina dopo rubai di corsa Master of Puppets ad un vicino di casa, nel giro di una settimana sentivo mezza discografia dei Metallica e mezza dei Maiden.
    Inutile dire che quella cassetta è ancora a casa mia dopo 12 anni, al mio amico non è mai arrivata!
    Quando si dice che una canzone ti cambia la vita, è proprio vero

  5. Anche per me fu al liceo. Ero a casa di un amico e curiosavo fra i dischi di uno dei fratelli piu’ grandi. “Che sta a fa pisellì??” sentii alle mie spalle mentre un brivido mi correva lungo la schiena. Mario era un armadio. Giocava a Rugby e aveva il collo praticamente inesistente per come era inglobato nel trapezio…”Guardavo sti dischi…Molti non li conosco”. “Ah si”, mi fa lui “Allora fatte un giro su ste cassette”. E alzando le mani sulla libreria prende una scatola con una diecina di TDK al cromo e me la mette in mano. C’è di tutto: Trust (quelli francesi…), Tygers of Pantang, Accept, Krokus, Van Halen, Motorhead, ACDC….E cosi comincia il mio avido ascolto, che tutt’ora continua. E comincio’ anche il mio peregrinare per l’Europa per vedere tanti gruppi metal e non….

    • Non poteva mancare l’orgine del mitico Fandorin! Meno male che i Metallari adorano diffondere il verbo, altrimenti sai che palate sulla schiena da parte di MArio 😀 😀

  6. Mumble, mumble…ragionavo sul fatto che se arrivo ai 60 come “il presidente”, avro figli dai 29 ai 24…E per ora solo la mia piccola resiste (poco…) alle insidie del mainstreem propinato da madre, fratelli, radio, tv, compagni di classe…Uff!!E’ dura la vita del genitore metallaro…

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