Quel Rude Venerdì Metallico /8:Come recensire?


Uno dei problemi che si sono presentati le primissime volte che mi mettevo a scrivere una recensione era quello di comunicare a parole un’emozione, il suono pieno di un riff, descrivere e condividere la sensazione che quel disco ha suscitato. Evitare di copiare recensioni che magari avevo già letto sull’album, rendere interessante e divertenti i concetti che stavo esprimendo. Non solo, tutto questo cercando di scrivere correttamente ed in modo fluido, evitando luoghi comuni e frasi ed aggettivi abusati. Impresa ardua e non sempre remunerativa, anzi spesso a rileggere le vecchie cose si pensa a quanto si poteva fare di meglio e ai progressi fatti dopo migliaia di caratteri digitati.

Per trovare la giusta strada ho pensato a cosa mi piace leggere, cosa mi stimola nella lettura di una recensione. Non amo le fredde liste della spesa, quei tracklist più o meno riusciti dove si entra nei dettagli di una canzone descrivendone a parole la struttura o le ritmiche, come se fosse possibile poi! Non mi piacciono nemmeno le recensioni troppo arzigogolate che cercano di mascherare  la mancanza di idee e di stile del recensore, con giri di parole e ghirigori lessicali utili quanto una Escort a Vendola. Oppure che sembrano scritte da lui…

Quello che cerco di restituire quando recensisco un album o scrivo un post nasce  proprio da questo mio gusto; restituire una sana e genuina emozione, cercando senza troppe pretese e senza avere la verità rivelata in tasca di comunicarvi cosa mi ha dato quell’album, senza far finta di essere un finissimo prosatore, però cercando uno stile che sia personale e appagante per il lettore.

Nel marasma della Rete si trovano decine di recensioni per un disco, e la maggior parte si riducono ad una fredda dissezione dei pezzi e la cernita tra quelli da buttare e quelli da salvare.  Un rapido sfoggio di qualche frase letta e stra-letta, aggettivi che ci suonano così familiari perchè ultra abusati e la recensione è scritta. Ma non sempre i risultati sono apprezzabili, ed il piattume e la sciatteria sono costantemente un’ombra per il recensore poco attento. Non ci sono caduto dentro solo io in più di un’occasione, ma anche giornalisti con tanto di patentino! In fondo di Beppe Riva e di Giancarlo Trombetti non esistono cloni.

Secondo voi quali sono gli ingredienti giusti per “cucinare” una recensione che sia valida e ben scritta?

"bastardo recensore ha messo un due all'ultimo disco di pernacchie di Burzum!"

 Frank Zappa diceva:”Buona parte del giornalismo rock è gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere.” (citato in Mojo Magazine, ottobre 1993) aveva ragione?

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